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Ecomafie, in Liguria crescono reati legati a ciclo del cemento e incendi boschivi. Il report annuale di Legambiente

Lo studio presenta dati allarmanti, soprattutto per il trend di crescita

Genova. E’ stato presentato a Roma il Dossier Ecomafia 2019, l’annuale report di Legambiente sullo stato della criminalità ambientale in Italia. Dai dati emerge come nella Penisola continui l’attacco di ecocriminali ed ecomafiosi nei confronti dell’ambiente: ciclo illegale del cemento e dei rifiuti, filiera agroalimentare e racket degli animali sono nel 2018 i settori prediletti dalla mano criminale che continua a fare super affari d’oro.

La Liguria mantiene il trend registrato per il nazionale fatta eccezione per gli incendi boschivi dove il dato balza agli occhi in modo preoccupante: siamo sesti nella classifica nazionale con 145 infrazioni accertate (il 7,1% sul totale nazionale), con 47 denunce, 4 sequestri, peggio di noi solo Sicilia, Calabria, Puglia, Toscana, Campania. Ma le regioni che ci precedono sono molto più grandi di noi.

Per quanto riguarda l’illegalità nel ciclo del cemento, la Liguria si piazza al nono posto con 217 infrazioni accertate con 395 denunce, 42 sequestri e un arresto, mentre l’anno precedente i numeri erano sensibilmente più bassi, e cioè rispettivamente: 148 infrazioni accertate su 216 denunce e 25 sequestri, Da notare il dato di Imperia (che resta la città con il più alto tasso di illeciti riferiti al ciclo di cemento della regione) dove si registrano 75 infrazioni (2018) nel 2017 erano invece 63, quindi in crescita, e Genova che tocca le 53 infrazioni (2018) a fronte delle 12 del 2017.

Siamo sopra la media nazionale nella classifica dell’illegalità a danno degli animali a mare: 360 in tutta la regione con Genova che registra ben 220 infrazioni e denunce. Nella classifica dell’illegalità contro la fauna su terraferma e mare siamo settimi a livello nazionale con ben 432 infrazione accertate.

Poche variazioni per quanto riguarda gli illeciti riferiti al ciclo dei rifiuti: la Liguria è undicesima con 242 infrazioni accertate (3% sul totale nazionale), 309 denunce, 2 arresti e ben 84 sequestri. In riferimento alle province, Genova guida la classifica con 78 infrazioni (nel 2017 erano 109) e 100 denunce (130 nel 2017); Savona registra 34 infrazioni e 46 denunce (28 e 3 nel 2017); anche Imperia leggermente in crescita con 28 infrazione e 41 denunce (2018) a fronte di 17 e 47 nel 2017; per La Spezia, dati quasi invariati, con 27 e 43 nel 2018 e 30 e 41 nel 2017.

Per quanto riguarda gli illeciti sulle archeomafie, che interessa il settore degli scavi clandestini, del furto o del traffico illecito interazione di opere d’arte e reperti archeologici, la nostra regione è tredicesima con 12 furti di opere d’arte (1,8% del totale).

“La presenza di mafie ed ecomafie – dichiara Santo Grammatico, Presidente di Legambiente Liguria – continua purtroppo ad essere sostenuta anche nella nostra regione dove il tessuto sociale, produttivo ed imprenditoriale è contaminato. Le classifiche nei diversi settori evidenziano la forte penetrazione nel ciclo del cemento e nel ciclo dei rifiuti. E’ indicativo come, anche nel caso della demolizione del ponte Morandi la DIA di Genova abbia recentemente condotto una operazione, tra Liguria e Campania, conclusa con degli arresti. Continuiamo a confidare nell’operato delle forze dell’ordine e della magistratura per contrastare e fare emergere gli intrecci che rischiano di mettere in ginocchio imprenditori che praticano la legalità e rifiutano la logica degli illeciti ambientali”.

Nel 2018 cala, seppur di poco, il bilancio complessivo dei reati contro l’ambiente che passa dagli oltre 30mila illeciti registrati nel 2017 ai 28.137 reati (più di 3,2 ogni ora) accertati lo scorso anno, soprattutto a causa della netta flessione, fortunatamente, degli incendi boschivi (-67% nel 2018) e in parte alla riduzione dei furti di beni culturali (-6,3%). Diminuiscono inoltre le persone denunciate – 35.104 contro le oltre 39mila del 2017 – così come quelle arrestate, 252 contro i 538 del 2017, e i sequestri effettuati – 10mila contro gli 11.027 del 2017. L’aggressione alle risorse ambientali del Paese si traduce in un giro d’affari che nel 2018 ha fruttato all’ecomafia ben 16,6 miliardi di euro, 2,5 in più rispetto all’anno precedente e che vede tra i protagonisti ben 368 clan, censiti da Legambiente e attivi in tutta Italia.

Tra le altre principali proposte avanzate da Legambiente per arginare i fenomi legati alle ecomafie, l’associazione chiede che venga semplificato l’iter di abbattimento delle costruzioni abusive avocando la responsabilità delle procedure ai prefetti; che vengano riconosciuti diritti propri anche agli animali inserendo la loro tutela in Costituzione e approvato il disegno di legge sui delitti contro fauna e flora protette inserendo – all’interno del Titolo VI bis del Codice penale – un nuovo articolo che preveda sanzioni veramente efficaci per tutti coloro che si macchiano di tali crimini. Per aumentare il livello qualitativo dei controlli pubblici serve approvare i decreti attuativi della legge che ha istituito il Sistema nazionale a rete per la protezione ambientale. Sul fronte agroalimentare, l’associazione chiede che venga ripresa la proposta di disegno di legge del 2015 sulla tutela dei prodotti alimentari per introdurre una serie di nuovi reati che vanno dal “disastro sanitario” all'”omesso ritiro di sostanze alimentari pericolose” dal mercato. Inoltre chiede che l’accesso alla giustizia da parte delle associazioni dovrebbe essere gratuito e davvero accessibile. Altrimenti rimane un lusso solo per chi se lo può permettere, e tra costoro non ci sono sicuramente le associazioni e i gruppi di cittadini.

È quanto emerge in sintesi dal rapporto Ecomafia 2019. Le storie e i numeri della criminalità ambientale in Italia, realizzato da Legambiente grazie anche alla collaborazione di molti soggetti – dalle Forze dell’ordine alle Capitanerie di porto, dalla Corte di Cassazione al Ministero della giustizia, da Ispra e Sistema nazionale protezione ambiente al Cresme, dalla Commissione Ecomafie all’Agenzia delle Dogane, solo per citarne alcuni.