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Il report

Dossier spiagge Legambiente: in Liguria il 70% è in concessione e i canoni pagati sono molto bassi

Spiagge libere spesso relegate vicino a torrenti o scarichi fognari

spiaggia santa margherita ligure bagnini

Genova. Una cronica mancanza di spiagge libere. Il Dossier di Legambiente “Spiagge 2019” fotografa la situazione e i cambiamenti nelle aree costiere italiane, regione per regione, facendo il punto sullo stato di salute delle nostre coste, ma anche sul boom di stabilimenti green e su come affrontare con i balneari la direttiva Bolkestein.

Il dossier racconta un Paese in cui le spiagge libere sono sempre meno, la tendenza è univoca: aumentano ovunque le spiagge in concessione e laddove non avviene è perché semplicemente non ci sono più spiagge libere, come in Versilia, Romagna e in Liguria.

In Liguria la situazione si conferma preoccupante visto che risulta prima nella classifica con il 70% di spiagge occupate da stabilimenti balneari. I dati dalla tabella riferiti alla Regione Liguria parlano chiaro: lunghezza spiagge (km) 114; Totale concessioni complessive demanio costiero 8.984; di cui concessioni per stabilimenti balneari 1.175; concessioni per campeggi, circoli sportivi e complessi turistici 273; percentuale di costa sabbiosa occupata da concessioni per stabilimenti balneari, campeggi, circoli sportivi e complessi turistici 69,8.

A questi numeri, per comprendere quanto sta accadendo sulla fascia costiera ligure, vanno affiancati quelli elaborati da Legambiente nel dossier “Il consumo delle aree costiere italiane” da cui si comprende che la costa ligure, su un totale di 345 km, risulta urbanizzata per 220 km, pari al 63%. L’analisi puntuale del paesaggio costiero vede paesaggi industriali-portuali (59,2 km), urbani densi (71,1 km), urbani meno densi (90 km), agricoli (12,4 km), naturali (112 km).

Non è un problema solo di numeri, ma molto spesso anche di qualità delle spiagge – spiega Santo Grammatico, presidente di Legambiente Liguria – in molti Comuni le uniche aree non in concessione sono quelle vicino allo scarico di fiumi, fossi o fognature e quindi dove ci si può sdraiare a prendere il sole ma la balneazione è vietata perché il mare è inquinato. Lo sfruttamento e l’alterazione eccessiva e capillare della costa ha avvicinato e esposto al rischio mareggiate e erosione una elevatissima quantità di strutture e persone. L’amplificazione di questo rischio è collegato ai cambiamenti climatici e alla infrastrutturazione degli alvei e delle foci di fiumi, rii e torrenti della nostra regione, cementificati, coperti per costruirvi strade, parcheggi, residenze e servizi, che hanno alterato le dinamiche che garantivano un apporto naturale di sabbia a difesa della costa. Per la miglior difesa degli ambiti costieri è necessario individuare i tratti dove avviare una campagna di rinaturalizzazione dove lasciare spazio alle spiagge libere”.

In questa cornice, Legambiente evidenzia quanto sia paradossale la situazione della Liguria, dove con la legge regionale 13/2008 si è stabilita la porzione di litorale di libero accesso: qui i Comuni sono obbligati a garantire almeno il 40% di aree balneabili libere e libere-attrezzate rispetto al totale delle superfici costiere, oltre che a dotarsi del Progetto di utilizzo del demanio marittimo (Pud), strumento senza il quale non possono rilasciare nuove concessioni agli stabilimenti balneari né autorizzare interventi che eccedano l’ordinaria manutenzione. Il problema principale e che la legge, ad anni di distanza dalla sua emanazione, non viene rispettata perché non prevede sanzioni per chi non la applica.

Sulla gestione delle spiagge negli ultimi giorni inoltre, si è riaperta una discussione di interesse nazionale, con il sequestro di uno stabilimento balneare a Genova per violazione della direttiva Bolkestein e il richiamo della Corte dei conti alla Regione Liguria, durante l’analisi della parifica del bilancio 2018, dove sono state annunciate possibili indagini per danno erariale della Procura rispetto alle concessioni demaniali.

Legambiente segnala che, a fronte di guadagni notevoli, visti i prezzi d’ingresso, alcuni stabilimenti balneari famosi pagano una cifra molto bassa di canone demaniale: per esempio il “Lido Punta Pedale” di Santa Margherita Ligure versa annualmente 7.500 euro, il “Continental” sempre a Santa, solo 1.989.

Occorre ricordare quali sono le regole per la gestione di questi particolari spazi pubblici. Tutte le spiagge fanno parte del demanio marittimo e costituiscono una proprietà inalienabile dello Stato, un bene pubblico di proprietà comune. Dopo la riforma del titolo V della Costituzione
del 2001, la loro gestione amministrativa è passata dallo Stato ai singoli comuni. A questi quindi è data la facoltà di dare in concessione le spiagge seguendo le norme di riferimento statali e regionali. I privati concessionari pagano un canone di concessione che va in gran parte allo Stato, titolare del diritto, e, in minima parte, ai comuni, che comunque si occupano della riscossione, per finanziare i propri compiti gestionali ed amministrativi. Diversa la situazione delle Regioni a Statuto Speciale che trattengono la quasi totalità dei canoni riscossi.

“Vogliamo costruire un dibattito sullo stato di salute delle coste liguri all’altezza delle sfide che avremo di fronte nei prossimi anni – sostiene Santo Grammatico, presidente di Legambiente Liguria – per questo ribadiamo necessario garantire il diritto alla libera e gratuita fruizione delle spiagge e che i piani di utilizzo del demanio dei comuni siano davvero lo strumento per garantire questi aspetti. Riconosciamo che le imprese balneari rappresentano un elemento del patrimonio storico, culturale e del tessuto sociale regionale e per quanto riguarda la Bolkenstein, la direttiva prevede di premiare la qualità dell’offerta nella spiaggia in concessione che gli Stati membri possono tener conto, nello stabilire le regole della procedura di selezione. In un modello di questo tipo chi ha lavorato bene non ha nulla da temere. Per quanto riguarda i canoni, la situazione attuale va superata stabilendo un canone minimo nazionale per le concessioni balneari adeguato, ma lasciando alle Regioni di introdurre differenze in funzione delle caratteristiche delle località, di premialità e penalità legate alle modalità di gestione e agli interventi di riqualificazione ambientale messi in atto dal concessionario. Infine – prosegue Grammatico – occorre affrontare il tema delle spiagge non balneabili e della depurazione, perché va garantito il diritto a un mare pulito anche in Liguria dove diversi tratti, in particolare alle foci dei torrenti, non vengono neanche più campionati”.

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