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Dalle piste innevate ai canyon della California, il genovese Maurizio Pastore “finisher” alla Western States

La mitica 100 miglia è una delle grandi classiche dell'ultra trail. Il dirigente di Liguria digitale quest'anno è stato l'unico italiano sorteggiato

Genova. E’ la gara di trail running più longeva d’America, e una delle più famose al mondo. Accedervi non è affatto facile. I posti sono 369 e, a parte gli “inviti” ai precedenti migliori 10 classificati e ai vincitori delle competizioni considerate paragonabili, si accede tramite sorteggio per partecipare al quale devi aver corso gare da 100 miglia o poco meno. Si tratta della Western States: 100 miglia (circa 160 chilometri) dalla Squaw Valley a Auburn in California, dalle piste da sci ancora innevate ai canyon con un’escursione termica che può andare quindi dagli 0° gradi ai 40°C.

La corsa nacque nel 1955 come gara equestre per provare che un cavallo poteva completare il percorso in meno di un giorno. Nel 1973 Gordy Ainsleigh, uno dei partecipanti, dovette rinunciare alla gara perché il suo cavallo si era infortunato, così l’anno dopo decise di fare la gara a piedi per dimostrare un uomo poteva completare le 100 miglia (con 5.500 metri di dislivello) in 24 ore. Ce ne metterà 23.42. Allora Gordy aveva 27 anni e da allora ogni anno è iscritto di diritto alla Western States.

Quest’anno tra gli invitati c’era l’italiana Francesca Canepa, grazie alla vittoria all’ultima edizione dell’Ultra trail del mont Blanc. L’unico italiano che è entrato grazie al sorteggio è invece il genovese Maurizio Pastore, 59 anni, dirigente di Liguria Digitale, e atleta della Sisport.

“Ho cominciato a correre nel 2011 perché avevo la pressione alta – racconta – per un anno ho corso su strada poi ho scoperto i sentieri”. Di chilometri Pastore in questi anni ne ha percorsi parecchi: dalla mezza maratona di Arenzano (la prima gara nel 2012) alla maratona di Pisa e poi via per i monti con alcune corse mitiche come due Ultra Trail del Mont Blanc, tre partecipazioni al Tor de Geants, il Morenic Trail, la 100 miglia dell’Istria, il Lavaredo ultra trail. Quest’anno il coronamento di un sogno che tentava da ben sei anni con il sorteggio alla Western States.

“E’ un lungo viaggio, da quello che ti porta dopo anni di tentativi e tante gare qualificanti per riuscire ad essere sorteggiati, al viaggio per arrivare in California, alla corsa che è un viaggio a sé in panorami completamente diversi dai nostri e in un ambiente umano molto particolare”. Le principali differenza rispetto alle gare di trail running in Italia? “Proprio l’accoglienza e il trattamento riservato ai runner dagli abitanti di queste zone, dal fatto che gli abitanti di Auburn ospitano gli atleti stranieri a casa loro ai ‘pacer’ che si offrono gratuitamente, ai ristori lungo il percorso dove tutti si mettono al tuo servizio per fornirti qualunque cosa”. A questi proposito basti pensare all’imponente numero di volontari: 1500 per supportare poco più di 350 atleti.

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Altra differenza fondamentale rispetto ai trail “nostrani” è l’assenza dell’annoso ‘materiale obbligatorio’ che se da un lato è garanzia di sicurezza (dal telo termico alla giacca in goretex alla quantità di acqua minima da portare nello zaino) a volte è un po’ un impaccio: “Li puoi correre in maglietta con la borraccia in mano e questo ne fa una gara molto leggera e corribile per chi è veloce. In punti prestabiliti vengono lasciati poi i “sacchetti” per eventuali cambi che vengono portati all’arrivo a Auburn. Altra differenza: “Vietati i bastoncini e i ramponi anche per i tratti innevati dove comunque con un po’ di esperienza si riesce a stare in piedi”.

A vincere l’edizione di quest’anno è stato il 29enne Jim Walmsley, con un tempo di 14 ore e 9 minuti. Pastore, che ha il doppio degli anni di Walmsley, ci ha messo il doppio del tempo (28 ore e 14 minuti) arrivando 231esimo: “Una grande soddisfazione visto che non ero nemmeno tanto allenato” dice mostrando la fibbia di bronzo con inciso il suo nome che gli hanno consegnato all’arrivo.

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Se il ‘sogno americano’ tra canyon, boschi di sequoie e paesaggi spettacolari si è realizzato la stagione sportiva per Pastore non è affatto finita: a fine agosto parteciperà al suo terzo Utmb e per il futuro un progetto nel cassetto che si chiama Ptl, Petite tratte à Leon. Si tratta di una corsa internazionale che si svolge sui tre versanti (francese, italiano e svizzero) del Monte Bianco. ed è una della cinque che compongono l’evento Ultra-Trail du Mont-Blanc. Distanza e percorso variano annualmente ma si aggirano per consuetudine intorno ai 320 Km con circa 24.000 metri di dislivello positivo: “E’ una gara a squadre in cui devi essere due o tre persone e la peculiarità è che si svolge fuori dai sentieri tracciate e in parte con difficoltà alpinistiche. Ora non resta che trovare gli altri componenti della squadra”.