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Crac Qui!Group, 6 ore di interrogatorio in carcere per Fogliani: “Non sapevo del dissesto, ero pronto a portare la Qui!Group in borsa”

L'ex re dei buoni pasto accusa revisori e probiviri. Sui soldi in Brasile: "Raggirato da Tradii". Il bonus al genero: "Un regalo di nozze meritato"

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Genova. Sei ore di interrogatorio per spiegare sostanzialmente ai magistrati di non aver mai avuto fino agli ultimi mesi del 2018, la minima consapevolezza della situazione di dissesto finanziario in cui si trovava la Qui!Group. Gregorio Fogliani, rinchiuso nel carcere di Marassi dall’11 luglio, ha detto al procuratore aggiunto Francesco Pinto, al sostituto procuratore Patrizia Petruzziello e agli uomini della guardia di finanza che il suo ruolo nell’azienda era quello di tenere rapporti commerciali non di occuparsi di contabilità e che se mai avesse saputo la reale condizione finanziaria della Qui!Group avrebbe venduto per tempo visto che negli anni aveva ricevuto diverse offerte da gruppi americani.

Per l’ex re dei buoni pasto, difeso dall’avvocato Giuseppe Iannaccone, quindi il reato di bancarotta non sarebbe ascrivibile a lui bensì a chi non lo ha informato sulla situazione a cominciare dai revisori dei conti fino al collegio dei probiviri e, indirettamente anche i due manager arrestati con lui: Luigi Ferretto, ex amministratore delegato della Qui!Group e il consigliere delegato Rodolfo Chiriaco.

Circa l’accusa di aver dirottato sulla società Azzurra (il cosiddetto “pozzo” della famiglia Fogliani, come è emerso dalle intercettazioni) i proventi dell’azienda dei ticket Fogliani ha giustificato l’operazione spiegando che il suo obiettivo era creare una vera e propria holding per poter quotare in borsa la Qui!Group. Gli 8 milioni di euro trasferiti in Brasile? Su questo il manager non è andato per il sottile accusando Daniele Tradii, presidente di Qui!Group Brasil di averlo raggirato.

Anche le spese sfarzose per il matrimonio delle figlia Chiara viene da Fogliani attribuita all’inconsapevolezza della reale situazione finanziaria dell’azienda. E il bonus da 50 mila euro al futuro genero a tre giorni dal matrimonio? Su questo punto c’è un’ammissione: “E’ stato una sorta di regalo di nozze – avrebbe detto Fogliani – giustificato tuttavia dal lavoro che mio genero aveva fatto su una piattaforma digitale”. Se Fogliani accusa commercialisti e coimputati, difende però a spada tratta moglie e figlie che – tuttora agli arresti domiciliari – dovrebbero essere interrogate la prossima settimana.