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Certosa, il grido d’allarme dei commercianti: “Qui è come dopo il 14 agosto”. L’avvocatura dello Stato dà il via libera ai risarcimenti foto

Con la chiusura di via Fillak e via Perlasca "siamo un ghetto più che un quartiere". Negozianti sull'orlo della chiusura, ma in mattinata si sbloccato i tanto attesi risarcimenti da 15 mila euro

Genova. “Qui a Certosa è come dopo il 14 agosto, con tutte le strade chiuse siamo di nuovo isolati e i negozi chiudono. E’ un ghetto, non un quartiere e così non riusciamo ad andare più avanti”. Pietro Lombardo gestisce il negozio di fiori in via Canepari e insieme a tanti colleghi della zona chiede che le istituzioni non abbandonino la Valpolcevera.

Tra le richieste più urgenti dei commercianti, che hanno stilato un documento da consegnare alle istituzioni c’è quella di riaprire una delle strade di sponda est nel più breve tempo possibile “eventualmente sospendendo i lavori in via Perlasca fino al ripristino di via Fillak ma lasciando sempre a disposizione una strada aperta”. Ancora: “Chiediamo che vengano erogati i contributi alla cittadinanza e ai commercianti anche per il periodo che andrà dalla demolizione all’inaugurazione del nuovo viadotto e ricordiamo che fino ad oggi noi dalle istituzioni non abbiamo ricevuto nessun contributo visto che i risarcimenti per il 2018 sono al momento bloccati e gli unici che al momento ci hanno dato un piccolo contributo per andare avanti è stata società Autostrade”.

Ancora, i commercianti ma anche i cittadini chiedono “rassicurazioni e certezze rispetto al tipo di riqualificazione anche edilizia del territorio” e un “ampliamento del numero di strade e connessioni di sponda aumentate”. Rispetto al ruolo del Comune di Genova i commercianti chiedono che Tursi “sia parte attiva nel processo di risarcimento della valle come garante della popolazione che rappresenta”. Infine una richiesta ‘politica’ affinché la “riqualificazione tenga conto della salute e dei diritti di più di 10 mila cittadini che vivono e lavorano in Valpolcevera”.

“Lo Stato si è giustamente occupato dei parenti delle 43 vittime e di ridare una casa a chi l’ha persa con il crollo e questo è sacrosanto – dice ancora Lombardo – ma per noi commercianti che viviamo del nostro lavoro, al momento il Governo che di lavoro parla tanto, non ha fatto nulla”.

“Il sindaco nell’assemblea pubblica che si è tenuta a Certosa prima della demolizione ci ha detto di non fare i furbi perché sono stati stanziati 120 milioni di euro per i commercianti – racconta la titola di un negozio di Certosa – ma il problema appunto che sono stati stanziati, non erogati visto che l’avvocatura dello Stato vuole tutelarsi e ora chi chiede di autocertificare che con Autostrade non abbiamo firmato un ‘tombale’”. La situazione drammatica per il commercio viene confermata: “Se non ci danno una mano a breve chiudiamo tutti”.

Proprio stamattina su questo punto una nota della Regione sembrerebbe risolvere il problema. La nota del commissario Toti spiega che è arrivato il via libera da parte dell’Avvocatura dello Stato ai risarcimenti destinati ai lavoratori autonomi che abbiano richiesto l’indennità una tantum da 15mila euro per i danni subiti dopo il crollo del ponte Morandi e abbiano ricevuto anche un indennizzo da parte di Autostrade. Il parere dell’Avvocatura, che era stato chiesto da Regione dopo una lettera in cui Autostrade elencava i soggetti risarciti dopo il 14 agosto, sancisce infatti la legittimità dell’indennità una tantum, ad esclusione soltanto di coloro che, ricevuto l’indennizzo da Autostrade, abbiano firmato un accordo tombale con la società.

La scadenza per presentare la domanda di risarcimento una tantum era il 20 giugno: le domande pervenute agli uffici di Regione Liguria sono state oltre mille complessivamente. Il risarcimento una tantum è destinato a coloro che, attraverso un’apposita documentazione, abbiano dimostrato la sospensione dell’attività per un periodo dai 30 ai 4 giorni lavorativi (nell’ultimo caso consecutivi e non consecutivi).