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Mezzo pieno o mezzo vuoto?

Bilancio Liguria, ok con riserve su concessioni demaniali e sanità. Procuratore Mori: “Costi alti ma prestazioni non in linea”

Sui balneari: "L'ente dimostra permeabilita' sistematica a interessi di parte, incompatibili Costituzione e appartenenza all'Unione europea"

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Genova. Regione Liguria promossa sì ma con alcune materie “rimandate a settembre”, come si potrebbe dire usando un gergo scolastico: la Corte dei Conti ligure parifica il bilancio 2018, ma nella relazione emergono riserve su forti criticità legate ai conti della sanità, alla gestione delle concessioni demaniali e alla gestione delle partecipate. Oltre al perdurante problema della cartolizzazione di Arte, ereditato dalla giunta precedente.

Il bilancio del settore sanitario è stato preso in esame in maniera privilegiata, come di consueto, per via del suo ingombro finanziari, pari all’80% del bilancio regionale, ovvero 3,35 miliardi su 4,17. Nel 2018, la magistratura contabile registra un disavanzo di 51,5 milioni che, secondo il piano di Piazza De Ferrari, dovrebbero essere azzerati entro la fine del 2022, dopo aver posticipato il primo obiettivo fissato a fine 2020.

Peggiora il dato delle fughe sanitarie, con un passivo che dai 34,7 milioni del 2017 sale a 53,6 milioni del 2018. E sulla gestione del sistema sanitario regionale non la manda certo a dire il procuratore regionale contabile, Claudio Mori, secondo cui la Liguria presenta “costi elevati ma un servizio non in linea con le altre Regioni del Nord”, come riportato dall’agenzia Dire.

Per il magistrato, “se si sommano le perdite di esercizio dal 2009 al 2018, si arriva a un totale negativo di oltre 925,5 milioni, compresa la cartolarizzazione di Arte. La Liguria presenta tutta una serie di indici che la pongono agli ultimi posti delle Regioni del Nord. Tutto cio’ dovrebbe comportare un’approfondita analisi che metta in luce le effettive ragioni di un costante disavanzo sanitario e un costante saldo negativo per la mobilita’ extra-territoriale”. Come lo scorso anno, attenzione rivolta anche alla distribuzione dei farmaci per conto favorita rispetto a quella diretta: secondo il procuratore lo studio svolto dalla Regione per motivare la scelta non e’ attendibile, soprattutto perche’ limitato a sole due Asl su cinque, escluse Genova e Imperia che costruiva la vera eccellenza nella distruzione diretta.

Forti critiche anche per la gestione delle concessioni demaniali, il cui assetto è esploso in tutta la sua precarietà con il recente sequestro dei bagni Liggia, primo caso in Italia: il procuratore Mori ha sottolineato come l’ente regionale non sia riuscito ad “emanare una legge di sistema sulle concessioni demaniali marittime che superi indenne il sindacato della Corte costituzionale. Il consiglio regionale ligure – continua – dimostra una permeabilita’ sistematica a interessi di parte che risultano incompatibili con le previsioni costituzionali e con i vincoli derivanti dall’appartenenza del Paese all’Unione europea”. Per questo, viene sottolineata la necessita’ di un censimento analitico sulle concessioni in essere e sull’effettiva riscossione dei canoni. Un passaggio che potrebbe diventare decisamente esplosivo, viste anche le dichiarazioni del gestore dei Liggia in occasione del sequestro.

La procura contabile punta, inoltre, i fari sulle societa’ controllate e partecipate della Regione, chiedendo alla Corte di fare luce su un’operazione triangolare che vede coinvolti Filse, Ire e Ips. Ma a preoccupare sono le partite che riguardano la nota operazione di cartolarizzazione di Arte Genova per risanare le casse della sanita’ ligure, posta in essere dalla giunta Burlando tra il 2011 e il 2012. La contestazione riguarda la mancata iscrizione alla voce “debiti” di poco piu’ di 88 milioni derivanti dalla cessione degli immobili di proprieta’ della Regione e delle Asl ad Arte Genova. La cifra e’ inferiore al passato per effetto di cinque alienazioni registrate nel conto patrimoniale dello scorso anno. Sempre per l’operazione Arte, esclusa dalla parifica una partita della voce “immobilizzazioni” dello Stato patrimoniale in quanto non espone l’importo di euro 73 milioni a titolo di crediti cartolarizzati e di 15 milioni a titolo di immobili cartolarizzati. La magistratura contabile chiede alla Regione di “farsi carico della delicata situazione, riacquistando gli immobili trasferiti o, perlomeno, accollandosi una parte del finanziamento dovuto”.

In caso contrario, Arte Genova rischia di dover “affrontare un’ulteriore operazione di ristrutturazione del debito, ovvero la stipulazione di un secondo contratto di muto per estinguere il primo, con uno scenario che appare incompatibile il rispetto dei principi costituzionali di equita’ intergenerazionale e di responsabilita’ nell’esercizio della funziona democratica”, perche’ il rientro economico dell’operazione avverrebbe entro il 2035, ovvero 24 anni e cinque consiliature dopo l’operazione. Un bel fardello lasciato in eredità alle prossime generazioni di Liguri. Insomma, come direbbe qualcuno, “c’è da fare”. E velocemente.

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