Quantcast
Il documento

Auto dell’Eni incendiata, rivendicano gli anarchici: “Morte agli oppressori”

La rivendicazione fa riferimento ai legami tra l'Eni e le milizie libiche che torturano i migranti nei lager

Generica

Genova. “Noi attacchiamo solo per noi stessi, per fare e rifare un’esperienza intima del rifiuto di questo mondo. Il senso e la consistenza delle nostre vite emergono solo in questi pochi secondi”.

Comincia così la lunga rivendicazione pubblicata su un sito di area anarchica dell’incendio di una vettura di servizio dell’Eni avvenuto questa notte nel parcheggio tra piazza della Vittoria e viale Brigata Liguria davanti alla sede dell’azienda. Gli anarchici fanno riferimento a un mondo, quello attuale, “paragonabile ad una galera a cielo aperto” fatto di “catene in parte accettate come normali necessità imposte dall’alto di quello che si rivela sempre più somigliante al “grande fratello” di Orwell”.

Nella rivendicazione viene spiegato il perché è stato scelto l’Eni come obiettivo: “Eni è l’azienda con fatturato più alto in italia e gioca un ruolo fondamentale nell’economia mondiale per esportazione di gas e petrolio. Si assicura i suoi proventi macchiandosi del sangue di migliaia di civili, collabora attivamente con le milizie libiche che proteggono i suoi pozzi petroliferi, le stesse che gestiscono lager dove ogni giorno vengono praticati stupri, torture e uccisioni”. La rivendicazione fa anche riferimento a un giovane bengalese morto a inizio luglio nel Cpr di Torino.

“Prerogativa nostra è attaccare strutture, mezzi e chiunque alimenti e difenda la repressione, facendolo nell’informalità, godendoci attimi di gioia che sono indispensabili per uscire dalla rassegnazione della vita quotidiana – concludono – I modi per attaccarli sono svariati, lavoriamo di fantasia e astuzia”. Nessuna sigla specifica a identificare il gruppo. Solo alcuni slogan di solidarietà ai prigionieri anarchici e di “morte agli oppressori”. Sull’incendio doloso, l’indagine è passata ai carabinieri che per primi sono intervenuti nella notte e a cui l’indagine viene assegnata per competenza. La Digos era stata invece chiamata questa mattina direttamente dai dirigenti della sede genovese dell’Eni.

Più informazioni