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Arresti per il crac Qui!Group, per il giudice Fogliani poteva fuggire in Brasile. Domani gli interrogatori di garanzia

Viste le attività aperte in Brasile fin dal 2015 e i numerosi contatti. L'accusa: "Non sono fuggiti finora perché la situazione era troppo delicata per il fallimento"

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Genova. Compariranno domani davanti al gip Claudio Siclari i sei arrestati nell’inchiesta per il crac della Qui!Group. Gli interrogatorio si svolgeranno tra il carcere di Marassi e Pontedecimo, dove sono rinchiusi il re dei buoni pasto Gregorio Fogliani, l’ex ad della società Luigi Ferretto e il consigliere Rodolfo Chiriaco, e il decimo piano di palazzo di Giustizia dove, accompagnate degli uomini della Guardia di Finanza arriveranno le donne della famiglia Fogliani: Luciana Calabria e le figlie Chiara e Serena.

I sei, difesi da avvocati del foro di Milano, devono rispondere a vario titolo di bancarotta fraudolenta, falso in bilancio, truffa aggravata, riciclaggio ed autoriciclaggio.

Il gip Claudio Siclari ha disposto nei loro confronti la misura cautelare più grave, vale a dire il carcere (e i domiciliari per le donne), non solo perché gli investigatori hanno provato che i reati sarebbero proseguiti anche dopo il fallimento della Qui!Group e l’apertura dell’inchiesta configurando quindi il pericolo di reiterazione del reato, ma – dice il giudice – ci sarebbe anche il rischio che i Fogliani fuggano all’estero, in particolare in Brasile dove i Fogliani hanno “intrapreso attività e operazioni finanziarie”. Lo scrivono gli investigatori che aggiungono: “Non deve trarre in inganno che ad oggi nessuno si sia allontanato perché deve evidenziarsi che siamo in un momento molto delicato della procedura fallimentare e anche del procedimento penale”.

Per gli inquirenti, la cui tesi è stata accolta dal gip, “nella procedura fallimentare i Fogliani avevano tutto l’interesse a dimostrarsi collaborativi. Solo una settimana prima degli arresti infatti è arrivata la chiusura della trattativa per il Moody mentre nel frattempo i curatori fallimentari hanno contestato agli amministratori danni per complessivi 54 milioni di euro nei confronti dei creditori. Anche rispetto al procedimento penale gli investigatori ricordano come gli indagati abbiano da poco ricevuto la notifica della proroga delle indagini con l’indicazione dei reati contestati “e quelli della loro gravità”.

A proposito del Brasile Fogliani insieme a due consiglieri del gruppo, pensando che lo spostamento illecito del denaro possa essere tracciato con l’ausilio delle autorità giudiziaria del Brasile si preoccupano, poi parlano di Cesare Battisti e dell’estradizione dal Brasile. Uno di loro dice che l’estradizione non c’è perché “quello là non c’entra, quella è una cosa politica più che un reato”.

Oggi intanto il gip nominerà l’amministratore straordinario che dovrà gestire i beni sotto sequestro, fra questi i muri del Moody che sono attualmente dati in affitto alla società Hi-Food che ha riaperto il locale dopo il fallimento di febbraio.

Intanto l’inchiesta della guardia di finanza coordinata dal procuratore aggiunto Francesco Pinto e dal sostituto procuratore Patrizia Petruzziello prosegue e potrebbe allargarsi ad altri consiglieri del gruppo ma anche ai sindaci e revisori dei conti, visti i ripetuti falsi in bilancio contestati che difficilmente possono essere responsabilità dei soli arrestati.