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Spiagge libere, la petizione per salvaguardare l’accesso “free” al mare: “Stabilimenti senza limiti e controlli”

La deregulation del demanio mette a rischio ulteriori spazi pubblici

Genova. Salvaguardare le sempre più isolate spiagge libere e fermare la “deregulation” del demanio marittimo, tutelando il bene comune dell’accesso al mare, sempre più sotto assedio, nonostante le stringenti normative europee mai applicate in Italia.

Questo il senso della petizione on line lanciata nelle scorse settimane, indirizzata al parlamento europeo e al governo italiano, che anche nelle scorse legislature ha omesso di applicare la liberalizzazione del settore, difendendo, di fatto, i privilegi dei balneari, con proroghe e blindature.

Un problema che tocca Genova e la Liguria in maniera particolare, visto che del 40% della quota minima prevista di litorale libero dalla vigente legge regionale, nei fatti la media dei comuni balneari liguri è solo del 14%. E le poche “libere”, spesso se non sempre, sono relegate nelle parti meno suggestive, tra foci dei torrenti e porticcioli.

“Il governo italiano privilegia i balneari ed ancora una volta aggira o rimanda la direttiva Bolkestein – si legge nel testo della petizione – Non solo non vengono aumentati i ridicoli canoni concessori, ma alla proroga di 15 anni delle concessioni si aggiunge la sanatoria che sospende i contenziosi per il pagamento dei canoni concessori demaniali marittimi e blocca le procedure di decadenza e revoca per chi ha contenziosi per canoni non pagat”i.

Ma non solo: “Inoltre è previsto un comitato che riformerà la normativa del demanio marittimo e si cercherà di individuare nuove spiagge libere da dare in concessione. Sembra che il governo trascuri il fatto fondamentale che il demanio marittimo è, e deve rimanere, pubblico, essendo un bene comune il cui inestimabile valore, ambientale, sociale e culturale è sancito in modo inequivocabile nella nostra Carta Costituzionale. I circa 8.000 km di coste costituiscono il bene comune più prezioso del nostro Paese, sono uno spazio vitale pubblico che invece questa iniziativa, come altre che l’hanno preceduta (vedi il DDL Costa del gennaio 2017), intende trasformare in rendita privata”.
L’articolo 12 della direttiva Bolkestein sarebbe self-executing: significa che sia la pubblica amministrazione che i giudici devono dargli applicazione immediata e diretta a prescindere dal recepimento della direttiva con leggi nazionali. Oltretutto la direttiva Bolkestein è stata recepita in Italia con la legge numero 59 del 2010, pertanto la stessa va applicata immediatamente. per questo motivo “I sindaci devono immediatamente indire bandi di gara per il rilascio delle concessioni demaniali marittime”.

“Gli stabilimenti intanto sono cresciuti senza limiti e controlli, mancando percentuali massime di occupazione che tutelino l’accesso alla spiaggia libera. Alcuni casi, dalla Sicilia alla Liguria, sono oramai emblematici e arrivano all’assurdo di Ostia, dove il “lungomuro”, priva i cittadini persino della visuale del mare”.

La petizione, che ha già raggiunto quasi quattro mila firme, è stata promossa dal comitato Difendere le spiagge libere, una rete di associazioni e gruppi in difesa delle spiagge libere in Italia.