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Spese pazze (ma non così pazze) anche in consiglio comunale a Genova, 15 politici nei guai

La Corte dei Conti chiede la giustificazione di 10.000 euro complessivi per beni come libri, carte telefoniche e chiavette Usb. Coinvolti anche il vicesindaco Balleari e Edoardo Rixi

Genova. A fare un confronto con l’inchiesta sui gruppi regionali, i consiglieri ed ex consiglieri comunali genovesi chiamati in causa dalla Corte dei Conti per alcune spese considerate illegittime ne escono quasi bene. Si fa per dire.

Se in via Fieschi migliaia di euro andavano in fumo per lingerie, cene, champagne, viaggi e petardi, a palazzo Tursi viene contestato un danno erariale complessivo di 10.000 euro circa tra 15 politici chiamati a “dedurre”, ovvero a giustificare, spese di denari pubblici per fini privati.

Libri, chiavette usb, ricariche del telefonino, cuffiette. Sono queste le “spese pazze” di palazzo Tursi per cui, in questi giorni, stanno arrivando le notifiche da parte della guardia di finanza.

D’altronde in Comune, per via del regolamento, è più difficile sperperare. I capigruppo prima devono presentare un piano di acquisti e poi comprare. Invece in Regione basta presentare gli scontrini, per dirla in parole povere.

Le spese improprie riguardano il ciclo amministrativo tra il 2013 e il 2017 (governo Doria), ma tra i consiglieri interessati – di quasi ogni fazione politica – alcuni sono ancora in aula rossa e altri hanno comunque ruoli politici.

Colui a cui viene imputata la cifra maggiore è Stefano Balleari, allora consigliere d’opposizione, oggi vicesindaco. 5000 euro, quasi tutte spese telefoniche attribuibili alla sua professione da commerciante e imprenditore.

Nella lista c’è anche Edoardo Rixi, già “bastonato” per l’inchiesta regionale, e che nel suo passato da consigliere comunale della Lega Nord (fino al 2015) deve giustificare poco più di 1000 euro (carte telefoniche per altre persone) Sopra i mille euro anche Francesco De Benedictis (ieri Pdl, oggi Direzione Italia): 2600 euro di utenze telefoniche senza nome. Tutti gli altri hanno avuto movimenti poco significativi.

L’indagini della Corte dei Conti è parallela a quella penale in mano alla procura di Genova, scattata dopo la denuncia di una dipendente comunale.