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Sea Watch, il Calp: “Se farà rotta a Genova apriremo il nostro porto e lo bloccheremo ancora una volta ai razzisti”

Il collettivo autonomo dei lavoratori portuali: "Possiamo bloccare i porti, ma anche aprirli"

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Genova. Porti chiusi alle guerre e al razzismo, porti aperti alle persone. E’ il messaggio che manda il collettivo autonomo dei lavoratori portuali alla Sea Watch anzitutto, che da due settimane vaga per il Mediterraneo senza possibilità di approdo dopo la decisione del ministro dell’Interno Matteo Salvini di non farla attraccare in nessun porto italiano.

Quarantadue le persone a bordo, in fuga dalla guerra, dalla miseria, dalla prigionia. “I responsabili di quelle guerre e di quella miseria siedono nei Parlamenti e negli uffici aziendali italiani ed europei – scrive il Calp – Gli stessi che ora si rimbalzano, da Roma a Strasburgo, la responsabilità di farli scendere a terra”.

“Siamo semplici lavoratori del porto di Genova ma proprio perché lavoratori, non possiamo che riconoscerci nei valori fondanti del movimento operaio -dicono i portuali – la fratellanza tra esseri umani, la solidarietà internazionale. Perché sappiamo bene, come lo sanno tutti, che quegli uomini e quelle donne in fuga e in cerca di speranza finiranno, in Italia come altrove, a fare i lavori più sfruttati e per quattro soldi, braccati, arricchendo proprio quelli che gridano ai 4 venti che non li vogliono e che devono tornarsene al loro paese. Ebbene, loro vengono qui proprio perché i nostri governi hanno distrutto i loro paesi”.

“Crediamo che se la Sea Watch 3 forzerà il blocco che il Governo vuole mantenere, essa dovrà trovare una solidarietà concreta e attiva e tutta la forza di cui i lavoratori e gli antirazzisti saranno capaci” e “per quanto ci riguarda, la Sea Watch 3 può fare rotta verso il nostro porto, per noi saranno i benvenuti. Possiamo bloccare i porti, ma anche aprirli”.

“Nelle ultime settimane abbiamo bloccato – ricorda il Calp – non da soli certamente, per due volte il carico di una compagnia – la Bahri – specializzata in traffico d’armamenti, così come siamo stati in piazza per “spiegare” ai fascisti e a chi li proteggeva che nella nostra città non hanno alcuna speranza. Mentre s’avvicina il 30 giugno e Salvini pensa di fare un’altra visita a Genova noi non possiamo che ricordare a tutti, e innanzi tutto a noi stessi, che un altro caposaldo della tradizione operaia è la lotta. Sappiamo come bloccare i porti, possiamo farlo ancora”.