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San Giovanni e la parata della ‘città di sotto’ per allontanare una Genova “meravigliosamente morta”

Il tradizionale corteo e fuoco di san Giovanni che brucerà i tarocchi "della paura"

Genova. Un corteo ‘irriverente e rumoroso” che animerà i vicoli del centro storico nella notte più corta dell’anno. E’ la ‘Parata di San Giovanni della città di sotto’, che terminerà con il classico falò, che quest’anno brucerà il “castello di carte” formato da tanti tarocchi pensati per l’occasione.

parata san giovanni città di sotto

Per il terzo anno di seguito, quindi, Aut Aut, Buridda e diverse realtà del centro storico hanno organizzato il corteo di festa che attraverserà i caruggi, tra balli, musica e colori: “Vogliono uccidere Genova, perché Genova non gli è mai piaciuta – si legge nel testo dell’evento facebook – la Genova antifascista, antisessista e antirazzista, la Genova che resiste, accoglie e lotta” e per questo che “Vogliamo incontrarci e ballare dove meno se lo aspettano, lottare per strappargli quello che pensano sia già loro e che invece è di tutti”.

L’appuntamento è in piazza Sarzano alle 19,30: il corteo si muoverà attraverso San Lorenzo, Campetto, Banchi, San Luca, via del Campo e via Prè, per poi concludersi alla Commenda dove si terminerà con musiche e il tradizionale falò.

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Durante il corteo saranno portati 12 grandi carte, disegnate come tarocchi, che rappresentano dei moderni ‘arcani’, accoppiati a due a due in rappresentazioni antitetiche: il muro contrapposto al viandante, la paura contrapposta alla resistenza, la vetrina contro la panchina, le donne ancelle contro le donne amanti. Nel falò saranno bruciate anche le tredicesime carte, che ognuno dei partecipanti riempirà con il proprio “malanno” da cancellare, come tradizione chiama.

“Il senso della parata è quello di parlare di una Genova differente, solidale ed accogliente, che resiste alla gentrificazione e alla trasformazione del Centro Storico in vetrina e delle periferie in quartieri dormitorio, una città dove le strade sono vissute, sono luoghi d’incontro e di scambio – si legge nell’evento facebook – Vogliono una Genova meravigliosamente ordinata: una città dove a guidare i passi dei turisti siano tappeti rossi e girandole colorate, una città da attraversare e non da vivere, o da lasciar vivere solo a chi paga e consuma. Una città sfavillante e fasulla, uguale a tante altre, privata della sua storia, della sua anima, di qualsiasi anomalia. Ma se il loro decoro significa moralismo, repressione e guerra ai più deboli, siamo certi che la Genova migliore sia quella indecorosa e libera, dove ancora esiste la solidarietà, dove si lotta per i propri diritti e non per toglierne agli altri”

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