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Ponte di Genova, settimana di fuoco ma per la vallata l’esplosione potrebbe essere il minore dei problemi

Le strade continueranno a essere chiuse fino a data da destinarsi e il cantiere - per quanto inevitabile - avrà un impatto sulla zona

Genova. Qualcuno dice che dopo venerdì 28 giugno – giorno stabilito per l’abbattimento con esplosivo del moncone est di ponte Morandi – le polemiche si spegneranno e la città potrà iniziare un’estate di maggiore tranquillità. Ma per quei quartieri che più di altri soffrono i disagi logistici ed economici legati al crollo del viadotto Polcevera dovranno continuare a farlo. Per ora a tempo indeterminato.

Non esistono, nei cronoprogrammi resi pubblici dalle aziende e dalle strutture commissariali, date o periodi certi per la riapertura di via Walter Fillak e per quella di via Perlasca, le due strade di collegamento su sponda destra del Polcevera tra il centro e la vallata.

Via Fillak è chiusa dal 3 giugno per i lavori di demolizione mentre via Perlasca è interrotta in un tratto per le opere di ricostruzione del nuovo ponte. Se per via Perlasca si tratta di attendere che le fondazioni delle future pile siano ultimate, nel caso di via Fillak, avere una certezza sulla riapertura – priorità assoluta in base alle parole dello stesso sindaco Marco Bucci – non è possibile.

Perché intanto servirà qualche settimana per ridurre in parti di misura “gestibile” i grossi pezzi delle pile 10 e 11 che imploderanno sul Campasso, poi si dovranno ultimare gli abbattimenti degli edifici di via Porro ancora in piedi, infine bisognerà capire cosa fare di quei detriti.

Al momento la questione è del tutto aperta. La struttura commissariale vorrebbe utilizzare le macerie, come noto, per rimodellare l’area sotto il futuro ponte, costruendo delle colline. Ma il parere positivo del ministero dell’Ambiente tarda ad arrivare. La gestione delle macerie in loco, macerie che sarebbero trattate e bonificate, potrebbe far comunque scatenare le ire dei comitati preoccupati già oggi per la presenza di amianto.

Ad ogni modo per la riapertura della strada, che a questo punto non correrà più sotto le famose “A” di calcestruzzo, rischia di essere molto lontana. Senza contare l’impatto del cantiere, inevitabile, di ricostruzione che nella migliore delle ipotesi durerà fino ad aprile 2020.