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Navi delle armi, il collettivo autonomo lavoratori portuali: “I carichi fatti per uccidere non saliranno a bordo”

Il 23 giugno la Bahri Jazan, della stessa compagnia della Yambu arriva a Genova diretta in Arabia Saudita. La Teknel specifica che i generatori sono ad uso protezione civile. I lavoratori: "Verificheremo carichi"

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Genova. Con un video e soprattutto con un lungo comunicato il collettivo autonomo dei lavoratori portuali (Calp) spiega perché la battaglia contro le cosiddette ‘navi delle armi’ non è affatto finita e già il ritorno di una ave gemella della Bahri Yambu  (la Barhi Jazan, attualmente diretta in Germania) il prossimo 23 giugno al terminal Gmt potrebbe rappresentare la prossima tappa della lotta se, come pare, sulla Bahri verranno imbarcati i due generatori sospetti.

Scritte calp navi guerra

Genova. Se venti giorni fa alla protesta indetta dal Calp aveva aderito anche la Cgil ora almeno dal punto di vista formale la Cgil (consapevole di essersi spinta troppo in là su un tema scivolosissimo che potenzialmente potrebbe investire anche aziende dove ha parecchi tesserati, dalla Oto Melara alla Fincantieri di Riva Trigoso) ha fatto un passo indietro acquisendo come dato di fatto la versione fornita dalla Teknel all’autorità di sistema portuale di Genova, vale a dire che generatori sono destinati alle funzioni di protezione civile svolte dalla Guardia saudita e non a scopi militari, “per proteggere la popolazione da alluvioni, frane e terremoti”.

Per il Calp tuttavia per il porto di Genova due settimane fa si è verificato stato un precedente importante : “Per la prima volta infatti i primi a protestare non sono stati i compagni e le compagne che pure lottano quotidianamente su questo fronte o le associazioni umanitarie e pacifiste – scrive il collettivo in una nota – sono stati i lavoratori!! Non ancora quelli che sono dentro il ciclo produttivo delle armi, ma quelli che stanno nell’anello essenziale della catena del trasporto internazionale, i lavoratori portuali. Senza il lavoro dei quali i carichi di morte, le armi vendute a chi fa la guerra, i sistemi militari per uccidere le popolazioni civili non passano. Prima a le Havre, poi a Genova, e ancora a Marsiglia”.

L’impegno resta quindi fermo: “Le Bahri passano di mese in mese al terminal GMT (la prossima il 23 giugno). Dai F.lli Messina, un giorno sì e uno no, si imbarcano carri armati e blindati. Andremo a controllare le polizze di carico per vedere se vanno a uccidere o semplicemente in parata. E se vanno a uccidere non le faremo salire a bordo. Siamo certi che non saremo soli”.