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Morire di speranza, la Comunità di Sant’Egidio promuove una veglia il 2 luglio per ricordare i migranti morti in mare

Una veglia aperta a tutti i cristiani: cattolici, evangelici e ortodossi

Genova. In occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato che si è appena celebrata (20 giugno), la Comunità di Sant’Egidio promuove “Morire di Speranza”, una veglia ecumenica di preghiera per ricordare tutti coloro che hanno perso la vita sulle rotte delle migrazioni verso l’Europa.

Lunedì 2 luglio, alle 18.15 nella basilica dell’Annunziata, attorno al ricordo delle vittime dei viaggi della speranza, si raccoglieranno esponenti di tutte le denominazioni cristiane presenti in città: dai cattolici (Sant’Egidio, la consulta diocesana degli Enti di Carità), agli evangelici, agli ortodossi (greci, romeni e copti). Con loro tanti genovesi che non si riconoscono in un clima di durezza e paura che fa delle stragi di donne e bambini un fantasma da usare in modo strumentale.

A Genova – come a Roma e in oltre venti città in tutta Italia – verranno ricordati alcuni nomi di chi è scomparso e accese candele in loro memoria. Parteciperanno numerosi immigrati di diversa origine e saranno presenti anche familiari e amici di chi ha perso la vita in mare.

“A partire dal 1988 sono oltre 38 mila le persone morte nel mare Mediterraneo o nelle altre rotte via terra dell’immigrazione verso l’Europa: si tratta di un bilancio troppo pesante per essere considerato, come troppo spesso accade, una statistica accanto alle altre”, scrive in una nota la Comunità di Sant’Egidio. “È piuttosto una tragedia dell’umanità di cui occorre fare memoria e per la quale esigere il dovuto rispetto pensando anche a tutti coloro – milioni – si trovano in questo momento nei campi profughi del mondo in attesa di conoscere la loro sorte”.

La Comunità di Sant’Egidio ricorda l’imperativo di salvare la vita di chi è in pericolo, accogliere e al tempo stesso integrare. I corridoi umanitari, realizzati con successo da Sant’Egidio insieme alle Chiese protestanti italiane e alla Cei, sono ormai diventati un modello e una delle soluzioni possibili: con i nuovi arrivi di fine giugno, saranno più di 2.500 i rifugiati accolti in Europa grazie a questo progetto interamente autofinanziato dalle associazioni che lo hanno promosso.