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Infortuni sul lavoro, primo quadrimestre “nero” per la provincia di Genova

Già quattro gli infortuni mortali, contro uno registrato nel 2018

Genova.  Un aumento degli infortuni sul lavoro del 4,3 per cento in provincia di Genova, che è è passata da 3.567 a 3.720. È quanto emerge dai dati elaborati da Anmil (Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi del Lavoro) su fonte Inail relativamente alle denunce di infortuni e malattie professionali nel periodo compreso tra gennaio e aprile 2019 in confronto allo stesso periodo del 2018.

Nel 2018 in Liguria gli infortuni totali denunciati sono stati 6.478 mentre nel 2019 sono 6.743 con un aumento del 4,1 per cento. Questa la situazione nelle altre province: a Savona l’aumento è pari al 5,7 per cento, La Spezia è passata da 824 a 927 con un incremento del 12,5 per cento, Imperia ha visto gli infortuni calare, da 852 a 790 con un decremento del 7,3 per cento. A livello nazionale, l’aumento è del 2,4 per cento: gli infortuni sono passati da 205.826 a 210.720.

Per quanto riguarda gli infortuni mortali, il dato nazionale del 2019 parla di 303 casi: nel 2018 erano stati 286. A livello ligure si registra un decremento: nel 2018 erano stati 7 mentre nel 2019 sono stati 6. A livello provinciale, Genova ha quadruplicato i casi: nel 2018 era stato solo uno, nel 2019 sono già 4; dato inverso a Imperia, dove gli infortuni sono passati da 4 a uno; situazione invariata a La Spezia, con un caso nel 2018 e uno nel 2019; a Savona, infine, gli infortuni si sono azzerati, mentre nel 2018 c’era stato un solo caso.

Per quanto riguarda le malattie professionali, si registra un calo considerevole: da 220 casi a 191 con una diminuzione del 13,2 per cento. A livello ligure il dato fa registrare una diminuzione del 5,8 per cento, con 399 casi nel 2018 e 376 nel 2019. Nelle province: Savona 56 casi nel 2018 e 49 nel 2019 (-12,5 per cento), anche La Spezia fa segnare un saldo negativo con 99 casi nel 2018 e 90 casi nel 2019; maglia nera Imperia, dove i casi sono in aumento del 91,7 per cento: da 24 nel 2018 a 46 nel 2019. Il dato nazionale dice che nel 2018 i casi erano stati 21.060 e nel 2019 sono stati 21.224 con un aumento dello 0,8 per cento.

Di queste ed altre questioni dovrà occuparsi Zoello Forni, che il consiglio nazionale ha di recente nominato nuovo presidente dell’Anmil. Nato a Modena, Forni ha ricoperto nell’associazione numerosi ruoli e incarichi dirigenziali, dimostrando un impegno ed una dedizione straordinari, che affondano le radici sin dalla sua iscrizione all’Anmil di Modena nel 1960.

È stato nel 1952 quando, appena tredicenne, il neo presidente è rimasto vittima di un grave incidente, mentre lavorava in una vetreria nel modenese. In quegli anni, in cui non esistevano centri estivi e le colonie non erano sempre accessibili, molti adolescenti impegnavano l’estate dando economicamente una mano in casa ed imparando allo stesso tempo un mestiere. Proprio in questa circostanza, a causa di una puleggia priva di protezione e senza aver ricevuto alcuna formazione sul posto di lavoro, Forni ha subito l’amputazione della gamba dal ginocchio in giù, rimanendo per oltre 15 mesi in ospedale.

Da lì, grazie al supporto della famiglia, è riuscito a proseguire gli studi, lavorando prima in Maserati e poi all’Università di Modena come impiegato e infine, grazie al diploma di ragioniere che ha deciso di acquisire per portare a conclusione gli studi interrotti a causa dell’infortunio, presso il Banco di San Geminiano e San Prospero, dove è rimasto dal 1974 al 1997 per poi dedicarsi totalmente alla vita associativa. Grazie alla sua lunga esperienza di volontario in prima linea, è stato vice presidente nazionale dell’associazione e presidente nazionale del patronato Anmil.