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Inchiesta ponte Morandi, il giudice formula un unico quesito per accertare le cause del crollo

Ampio e articolato non tralascia nessuna possibile causa o concausa

Genova. Il gip Angela Maria Nutini ha riformulato in un unico quesito aperto (formato a sua volta da sette esottodomande) i quaranta quesiti proposti dalla procura di Genova in relazione alle cause del crollo del ponte Morandi. I quesiti, che formano l’oggetto del secondo incidente probatorio incentrato appunto sulle cause che hanno portato al collasso dei viadotto Polcevera, saranno analizzati dai periti. La decisione del giudice è arrivata questa mattina dopo che la stessa ha respinto tutte le eccezioni presentate dalla difesa.

Ai periti spetterà quindi il compito di accertare le cause del crollo verificando il “cinematismo” del collasso (vale a dire come è avvenuto dal punto di vista fisico), se lo stato di manutenzione abbia “influito direttamente o concorso a determinare il crollo” e se “vi siano fattori indipendenti dallo stato di manutenzione o conservazione che possono aver determinato o concorso a determinare il crollo”.

Ancora il gip chiede nell’ambito della perizia di valutare diverse tematiche. La prima riguarda le peculiarità progettuali e le tecnologie costruttive del ponte, compreso il progressivo ammaliamento dei materiali.
Il secondo punto riguarda i materiali impiegati, la lor qualità e il loro degrado, poi le eventuali criticità intrinseche dell’opera riconducibili a difetti progettuali. il sistema di monitoraggio adottato circa lo stato del ponte, le principali attività ispettive e indagini diagnostiche affidate a terzi, gli interventi e le modificazioni intervenute nel tempo “indicando se siano estati eseguiti in conformità alla normativa vigente e comunque secondo le regole d’arte specificando in quale misura abbiano contribuito al verificarsi del crollo”.

Infine l’ultimo punto chiede di verificare “gli interventi di manutenzione” e in particolare “quali interventi e in quale epoca avrebbero dovuto essere effettuati per garantire la sicurezza statica del ponte e valutando se la realizzazione prima della data del crollo di interventi su parti del viadotto avrebbe evitato con certezza o co elevata probabilità le conseguenze dannose.

Riformulando i quaranta quesiti specifici formulati dal sostituto procuratore Massimo Terrile, in pratica il gip sembra voler agevolare e fose semplice il lavoro dei tre periti pur non escludendo assolutamente nulla. Dalla formulazione del quesito infatti nessun elemento viene escluso come possibile causa o concausa: da eventuali difetti di progettazione o materiali alla scarsa manutenzione fino a eventuali concause esterne allo stato del ponte.

L’incidente probatorio sulle cause del crollo è stato rinviato al 17 gennaio del 2020. Per quella data i periti del gip dovrebbero aver completato la relazione sulle cause del crollo.