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In Liguria 5 mila occupati in meno e 5 mila disoccupati in più. La Cgil: “E’ l’effetto del crollo del Morandi”

Il sindacato: "Evidenziato il deficit infrastrutturale, ora serve nuovo modello di sviluppo"

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Genova. Oggi l’Istat ha pubblicato i dati sull’occupazione relativa al primo trimestre 2019. I dati, elaborati da Marco De Silva responsabile Ufficio Economico Cgil Liguria, illustrano un mercato del lavoro in sofferenza: gli occupati, pari a 596.121 unità, sono in calo di 5.606 unità (-0,9 per cento) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (601.727).

Rispetto agli occupati la Liguria si muove in controtendenza sia rispetto al Nord-Ovest sia rispetto alla media nazionale, rispettivamente + 1,2 per cento e + 0,6 per cento. Ad avere la peggio sono le donne che calano del 2 per cento con 5.224 occupate in meno, contro il dato dei maschi che subiscono un calo meno evidente con – 381 unità. Rispetto alla composizione degli occupati, ossia la somma dei lavoratori dipendenti più i lavoratori autonomi, si può evidenziare ancora un elemento di criticità con il pesante calo dei dipendenti (- 8.906 mila unità) rispetto agli autonomi che aumentano di 3.300 addetti.

Per De Silva “i posti di lavoro persi sono dovuti soprattutto ad una contrazione della componente femminile che si concentra tra le lavoratrici dipendenti nel settore dei servizi”. La crescita del lavoro autonomo “è comprensibile, almeno in parte, se ci si riferisce al traino della flat tax per le Partite IVA”.

L’Istat ha rilasciato anche i dati sui settori che segnalano il trend negativo del comparto dei servizi che cala del 2,4 per cento con 11.414 occupati in meno, mentre si assiste ad una sostanziale tenuta dell’industria (+ 1.6 per cento) e anche delle costruzioni, mentre si registra un balzo in avanti dell’agricoltura (+ 54 per cento); male il commercio-turismo che perde il 3,3 per cento degli occupati rispetto a 12 mesi fa.

Ultima nota dolente i disoccupati, che sono in aumento di 5.406 unità e che superano per la prima volta dal 2010 quota 80 mila (+ 7,2 per cento rispetto al primo trimestre 2018). Per De Silva “la Liguria nel 1° trimestre 2019 con l’11,8% ha il tasso di disoccupazione superiore alla media nazionale, peraltro in calo, pari all’11,1 per cento; anche in questo caso a pagare sono quasi esclusivamente le donne, con oltre 7.000 disoccupate in più rispetto all’anno precedente”.

Per Federico Vesigna segretario generale Cgil Liguria i campanelli di allarme ci sono tutti: “Purtroppo quello che temevano è puntualmente successo: anche sul fronte lavoro esiste un prima e un dopo crollo Ponte Morandi. La fragile ripresa dell’occupazione dei primi 9 mesi del 2018 si è bruscamente fermata e nel primo trimestre di quest’anno si registra una pesante battuta d’arresto. La Liguria torna sotto la soglia fisiologia dei 600 mila occupati e la disoccupazione schizza sopra la media nazionale”.

A preoccupare è il crollo degli occupati nei servizi, commercio e turismo da un lato e sistema della portualità ligure dall’altro. “Il crollo del Ponte – dice Vesigna – ha evidenziato il deficit infrastrutturale della nostra regione e non è con le sole risorse del decreto Genova che risolleveremo le sorti del suo destino produttivo. Anche sul turismo le difficoltà preesistevano al crollo del ponte ed è solo con la destagionalizzazione dell’offerta turistica che si possono migliorare le perfomance del settore. Ecco perché la Regione deve riappropriarsi del ruolo di programmazione per non rischiare, come accaduto nel comparto del commercio, di rincorrere chiusure di esercizi e licenziamenti. Per attrarre investitori e far uscire la Liguria dall’isolamento occorrono nuove ed efficaci infrastrutture, ma non basta”.

Per la Cgil “non è un problema di disponibilità di aree o il costo del lavoro: serve un nuovo modello di sviluppo e la differenza la può fare la qualità del sistema dei servizi”.