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Il day-after di ponte Morandi: esplosione “da applausi” ma ora arrivano le sfide vere per la città

Dal progetto del sotto-ponte alla costruzione di quello nuovo. Ma anche il resto: centro storico, rifiuti, trasporto pubblico, recupero delle aree degradate

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Genova. In città il day-after era già ieri. Come in appena 6 secondi quello che restava del moncone est di ponte Morandi è scomparso dalla vista, così oggi si riparte, in fretta, per quelle che sono le sfide più pressanti. E non parliamo solo della ricostruzione del “ponte per Genova”, come ha insistito per chiamarlo – finché non ci saranno idee più definitivo – il sindaco e commissario straordinario Marco Bucci.

Il day-after era già ieri perché per i quartieri della periferia che convivevano con il viadotto oggi c’è un orizzonte diverso ma questo non significa che i problemi siano risolti. Anzi. Dalla viabilità alla vivibilità i prossimi mesi saranno impegnativi e duri. Alle 15 di ieri, per chi è sceso in strada nel raggio di sicurezza 300-400 metri e poi alle 22 per tutti gli altri questo era già chiaro.

Il day-after era già ieri perché proprio ieri si è tornato a parlare di quanto ci vorrà a realizzare il nuovo ponte. I costruttori – Fincantieri con Salini Impregilo – dicono che a ottobre sarà in piedi e che a primavera 2020 sarà inaugurato. Molto dipenderà, però, da quanto tempo ci vorrà per consegnare loro tutte le aree. Qui si apre la partita dell’utilizzo delle macerie, altra sfida non semplice.

E poi la sfida del sotto-ponte, quel progetto di parco urbano integrato con il territorio circostante che per ora vive come fase di un concorso internazionale di idee ma che è finanziato solo parzialmente. E invece per la città il sotto-ponte potrebbe essere più importante persino del ponte stesso, da un certo punto di vista.

Il day-after è anche quella sensazione che a poche ore dall’operazione di abbattimento controllato con l’esplosivo – perfetta, esemplare – ci fa riflettere: “Ok Genova, ora tutto il resto”. E tutto il resto va da una necessaria, complessa, riqualificazione del centro storico oltre il “pittoresco” e la retorica della sicurezza, al rilancio delle aree abbandonate o degradate, dal progetto Waterfront Levante (nei giorni scorsi si è terminato l’abbattimento dell’ex Nira e ce ne siamo appena accorti) a un’attenzione reale per le periferie della città. E poi il tema dei rifiuti e quello del trasporto pubblico, quello di un rilancio culturale vero, le altre “grandi opere” attese. Insomma, deve ancora arrivare e non basterà tutta la dinamite del mondo.