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Ex Ilva, sindacati genovesi preoccupati per possibile disimpegno di Arcelor Mittal

Il gruppo: "Se decreto Crescita cancellerà tutela legale in piano ambientale non potremo gestire Taranto"

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Genova. Sono preoccupati i sindacati genovesi dei possibili sviluppi dell’approvazione del decreto crescita che cancella l’immunità penale per Arcelor Mittal nella gestione del piano ambientale.

Ieri l’azienda in una nota ha fatto sapere senza mezzi termini che se quella norma verrà cancellata potrebbe fare un passo indietro perché “quella norma pregiudicherebbe la gestione dell’impianto mentre si attua il piano ambientale”. Un avvertimento al Governo insomma che crea scompiglio e tensione da Taranto a Genova.

“La Fiom Cgil di Genova esprime profonda preoccupazione circa le notizie circolate a mezzo stampa sul possibile disimpegno di ArcelorMittal Italia in conseguenza delle norme contenute nel Decreto Crescita – scrive in una nota il segretario della Fiom genovese Bruno Manganaro – fare marcia indietro rispetto ad una di queste questioni rischia di mettere in discussione l’intero impianto sia sulla bonifica che sugli investimenti produttivi. Per Genova questa condizione può mettere in discussione l’Accordo di Programma”. “Se il Governo dovesse mettere in discussione i risultati che si sono avuti con anni di lotte se ne dovrà assumere interamente la responsabilità” avverte la Fiom.

Grande preoccupazione anche da parte della Fim Cisl: “Per Genova – commenta il segretario Alessandro Vella – un eventuale disimpegno significherebbe non garantire gli attuali 1000 occupati e i 255 lavoratori in ILVA in amministrazione controllata che da accordo devono essere riassorbiti. Il Governo come in altri casi di grande vertenze sta giocando col fuoco: ci sono in ballo migliaia di famiglie e il benessere della nazione. Il 14 giugno siamo scesi in piazza perché il governo rimetta al centro dell’agenda politica il lavoro, l’impresa e l’occupazione, non ci pare ad oggi che sia intenzionato a farlo e questo è estremamente grave, continuare a rilanciare per pure questioni di equilibri interni al governo non ci piace e ci faremo sentire”.