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Ex Ilva, i sindacati: “Genova garantita da accordo di programma ma ora vogliamo investimenti”

Manganaro (Fiom): "Se avessero proposto cassa a Genova avremmi reagito diversamente"

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Genova. Nessuna svolta al termine della riunione periodica che si è tenuta oggi a Roma presso la sede del Mise tra i sindacati e i vertici di Arcelor Mittal dopo l’annuncio del colosso mondiale di aprire la procedura di cassa integrazione per 1400 lavoratori a Taranto. “Noi non siamo interessati direttamente – ricorda il segretario della Fiom genovese Bruno Manganaro al termine dell’incontro durato quattro ore – ma è ovvio che se questo succedesse a Genova avremmo reagito diversamente perché a Genova c’è un accordo di programma che va rispettato”. Manganaro contesta alche il metodo, vale a dire il fatto che Mittal ha diramato la comunicazione della cassa attraverso una nota stampa a pochi giorni dall’incontro con i sindacati “mandando un messaggio pericoloso a chi da tempo vuole affossare l’Ilva”.

Il quadro economico che ha presentato l’azienda “è drammatico, con la questione dei dazi americani e l’impossibilità di andare su mercati asiatici, e non pensiamo che sia tutto finto ma resta il fatto che secondo noi il primo gruppo mondiale dell’acciaio dovrebbe trovare altre soluzioni”.

Negativo anche il commento del segretario ligure della Fim Cisl Alessandro Vella: “Se sulla cassa, che oggi non impatta su Genova, sembra di capire non ci potrà essere un ripensamento dell’azienda, occorre focalizzare l’attenzione sugli investimenti per la sicurezza, sul rispetto degli organici e su quanto ci era stato garantito per Genova a partire dalla bonifica della ex centrale elettrica per cui erano stati stanziati 30 milioni mentre ora è ancora tutto ferma. Se il mercato resta una preoccupazione oggettiva, gli investimenti devono comunque essere garantiti”.