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Esplosione di ponte Morandi, 1000 cittadini da evacuare non ancora rintracciati. Team di psicologi per chi non vuole lasciare casa

La protezione civile sarà attiva con oltre 200 volontari. Acquistate 15000 bottiglie d'acqua contro il caldo record

Genova. In vista dell’esplosione di ponte Morandi del 28 giugno e della relativa evacuazione la protezione civile di Genova non è ancora riuscita a intercettare un migliaio di persone, ovvero il 30% di quei cittadini che dovranno essere evacuati in un raggio di 300 metri dalle pile 10 e 11.

Tra questi anche alcuni residenti che potrebbero avere bisogno di essere ospitati in albergo, perché anziani, malati, disabili o donne in stato di gravidanza, già dalla sera precedente. “Abbiamo ancora due giorni di tempo per trovare tutti – ha spiegato il consigliere comunale di Genova delegato alla Protezione Civile Sergio Gambino durante la conferenza stampa per fare il punto in vista di venerdì – proseguiremo con il porta a porta e terremo attivi gli infopoint di Certosa e Sampierdarena fino a giovedì sera”.

Per le operazioni la protezione civile schiererà oltre 200 volontari. All’alba del giorno dell’esplosione ce ne sarà uno nei pressi di ogni portone dei palazzi che devono essere evacuati per controllare che negli edifici non resti alcuna persona.

La protezione civile, insieme a un team di psicologi, si sta inoltre occupando di alcuni, limitati, casi di cittadini che hanno dichiarato di non voler lasciare le case in modo da gestire la situazione senza la necessità di allontanamenti coatti. Tra gli evacuati un solo cittadino agli arresti domiciliari, preso in carico dalla questura.

In vista del caldo, con il bollino arancione diramato dal ministero della Sanità, sono state acquistate 15 mila bottiglie d’acqua che serviranno sia nei centri di accoglienza, sia per i volontari sia per i parcheggi di interscambio allestiti per i mezzi pesanti in zona ex Ilva.