Genova24 - Genova: notizie in tempo reale. Cronaca, Sampdoria, Genoa, Politica, Economia, Sport ...

Demolizione ponte Morandi, i due arrestati legati al clan D’Amico

Varlese dopo l'interdittiva alla Tecnodem di un mese fa aveva già tentato di creare un'altra società

Genova. Sono Ferdinando Varlese, già condannato in passato a tre anni e quattro mesi per estorsione aggravata dal metodo camorristico, Consiglia Marigliano, prestanome nella società che era entrata come subappaltatrice nella demolizione di ponte Morandi i destinatati delle misure cautelari emesse dal gip di Genova al termine dell’indagine della Dia su presunte infiltrazioni mafiose nelle attività di demolizione. Entrambi sono accusati di 512bis aggravata dal favorire i clan. Il primo in carcere, la seconda ai domiciliari.

Oltre alle misure cautelari è stato eseguito anche il sequestro preventivo del capitale sociale dell’azienda, dei beni e dei conti dei due soggetti, legati al clan D’Amico del rione Villa.

“L’indagine nasce da una serie di accertamenti sulla proprietà della Tecnodem – spiegano i vertici della Dia – che ha accertato come il Varlese abbia costruito diversi schermi per poter partecipare agli appalti. Almeno in un altro caso con questo sistema il Varlese ha partecipato al bando dismissione della centrale nucleare di Caorso”.

“Si tratta di due indagini parallele – spiega il sostituto procuratore Federico Manotti – quella amministrativa sotto l’egida della Prefettura e quella penale sotto il coordinamento della procura”. Il procuratore della Repubblica Francesco Cozzi ha anche spiegano come l’indagine abbia portato inizialmente a un fascicolo parallelo su presunte pressioni del clan D’Amico verso Omini, che ha dato il subappalto da 100 mila euro alla Tecnodem ma dalle indagini non è emerso sulla e su questo aspetto la procura ha chiesto l’archiviazione.

Inoltre Varlese, che nella Tecnodem figurava come dipendente ed entra entrato due volte nel cantiere del Morandi con il pass da visitatore, dopo l’interdittiva alla Tecnodem, aveva anche tentato di creare un’altra società.

Dopo la misura emessa con urgenza dal gip genovese, essendo l’intestazione fittizia di beni un reato commesso a Napoli nel 2017 si è dichiarato incompetente e trasmetterà gli atti alla procura di Napoli.

Per il colonnello Mario Mettifogo della Dia di Genova “da un lato intorno alla demolizione del ponte Morandi ballano cifre consistenti e quindi è evidente che ci sia un interesse da parte della criminalità orgnizzata anche se d’altronde si tratta di un cantiere così pubblicizzato e controllato che non dovrebbero nemmeno provarci”.