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Andreazzoli, chi è il nuovo allenatore del Genoa e come preferisce giocare

Il mister, che in serie A è stato più collaboratore tecnico che allenatore, è un amante del 4-3-1-2

Genova. Dal primo luglio Aurelio Andreazzoli sarà l’allenatore del Genoa. L’annuncio, arrivato qualche giorno fa, aveva confermato i rumor che si rincorrevano nelle ultime settimane.

65 anni, 66 quest’anno, aveva fatto il grande salto dalle serie minori (tra dilettanti in Toscana e serie C (Alessandria) alla serie A, nella stagione 2003-2005, diventando assistente tecnico di Luciano Spalletti prima all’Udinese e poi alla Roma.

Nei giallorossi è rimasto sino al 30 giugno 2017, per gran parte del tempo come assistente tecnico sia di Luis Enrique, Zdenek Zeman, Vincenzo Montella, Rudi Garcia e ancora Luciano Spalletti, con una parentesi di 17 partite come allenatore ad interim da febbraio a giugno 2013 dopo l’esonero di Zeman. Terminerà con la squadra al sesto posto, ma con la bruciante sconfitta nel derby in finale di Coppa Italia. Di Spalletti è stato anche vice allenatore nel 2016.

Il 17 dicembre 2017 arriva all’Empoli per sostituire Vincenzo Vivarini, è artefice della promozione in serie A e resterà in sella sino al 5 novembre 2018 (17 vittorie, 10 pareggi, 8 sconfitte, media punti a partita 1,74), quando verrà esonerato in favore di Beppe Iachini. Poi il ritorno il 13 marzo 2019 e la rescissione del contratto dopo la retrocessione dei toscani in serie B (5 vittorie, 5 sconfitte e un pareggio, 1,45 punti a partita).

Il modulo

Lo abbiamo visto giocare qui a Genova da avversario, in due momenti completamente diversi: ad agosto, a inizio campionato contro il Genoa, a fine stagione contro la Sampdoria. Due sconfitte, diverse per come sono maturate. Ci siamo dunque affidati anche allo speciale di Assoanalisti (l’associazione italiana analisti di performance calcio) per avere un giudizio terzo.

Il modulo preferito è il 4-3-1-2 (lo fece anche nella Roma, arretrando Totti).

In fase di possesso palla la costruzione prevede il coinvolgimento dei centrali difensivi e un rombo tra mediano, i due terzini e il trequartista, in mezzo restano i centrocampisti. La fase offensiva prevede giocatori in continuo movimento per fornire opzioni di passaggio corto e lungo, mentre delle due punte una accorcia sul portatore, l’altra cerca la profondità. A caratterizzare le squadre di Andreazzoli la qualità del fraseggio e i movimenti senza palla appunto.

In fase di non possesso, l’Empoli si stringeva attorno alla zona palla, ciò comportava qualche problema in caso di mancato recupero. La pressione sul portatore comunque viene effettuata sin già dagli attaccanti.

Fondamentale, nel gioco di Andreazzoli, il “cono” difensivo centrale, ma soprattutto uno sviluppo di gioco privilegiando la palla rasoterra. Ora sta alla società trovare i giocatori giusti per esaltare questa “filosofia”.