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680 chili di esplosivo per Ponte Morandi, Danilo ‘Mr Dinamite’ Coppe: “Questo sistema farà scuola”

Genova. 500 chili di dinamite, più 30 chili di Semtex, un plastico in dotazione all’Esercito, e altri 150 chili di dinamite per i “giochi d’acqua” come li ha definiti Danilo Coppe, numero 1 della Siag, la società di Parma chiamata dall’Ati dei demolitori a lavorare all’abbattimento controllato del ponte.

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Coppe ha esordito, in conferenza stampa nel pomeriggio, dicendo che “l’operazione non poteva andare meglio di così, ma a me più che preoccupare la struttura del ponte in sé premeva che funzionasse a perfezione tutto il sistema dei giochi d’acqua per mitigare le polveri. Ora mi sento di dire che questo sistema di contenimento farà scuola“. Soddisfazione anche dall’ati dei demolitori e dal Rina Consulting che ha seguito il project management.

Alla fine è stata utilizzata “solo” mezza tonnellata di esplosivo per le due pile, come preventivato mesi fa nei primi incontri con le aziende demolitrici, anche se ne erano stati acquistati 1300 chili. Inoltre 3 chilometri di cablaggi, 2 chilometri e 200 metri di miccia detonante, 400 detonatori.

Qualche altro numero? Quello dei ritardi. 38 minuti a causa di alcuni imprevisti di ordine pubblico e che hanno fatto sfasare l’ok alla detonazione dalle 8e45 alle 9e23. Alla fine l’esplosione è avvenuta alle 9e37 dopo una complicata coordinazione di tempi tra chi doveva gestire l’energia elettrica e l’acqua a disposizione. “Alla fine siccome rischiavamo di andare troppo il là – ha sottolineato l’esplosivista – abbiamo deciso di procedere”

Il ponte è caduto “esattamente come me l’aspettavo” ha aggiunto Danilo Coppe che dopo l’esplosione ha fatto alcuni sopralluoghi presso la struttura dell’elicoidale, (“non c’era neppure un pezzo di intonaco staccato”) e presso il viadotto della A7 (“in perfetto stato”).

Mr. Dinamite, così è chiamato Coppe in un programma tv di cui è stato protagonista, ha spiegato di aver elaborato, nel 2003, un progetto di demolizione controllata del Morandi per Autostrade per l’Italia, “non era stato pensato per la questione del deterioramento, ma per i costi di manutenzione, tuttavia sapevo che non sarebbe mai andato in porto”.

Infine un pensiero ai 43 morti del viadotto. “Spero con questo mio lavoro di aver dato sollievo alle famiglie delle vittime che non vedranno più il ponte”.