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Val Bisagno, ancora un cinghiale morto avvelenato. Apprensione per igiene e animali domestici

L'avvelenamento degli animali è perseguibile dalla legge

Genova. Ancora un cinghiale morto a causa di un probabile avvelenamento per mano di umano, è stata trovata a pochi passi dalle case a Marassi, in Val Bisagno.

Si tratta di un giovane esemplare di ungolato, la cui carcassa è stata ritrovata sul sentiero che collega via dei Platani con via Monterosa da Marco Mellace, che l’ha fotografata: “Non c’era sangue, è praticamente certo l’avvelenamento”. Il cadavere è stato successivamente rimosso dalle autorità competente, dopo la relativa e immediata segnalazione.

Il ritrovamento a pochi giorni di distanza dall’episodio dei corpi in decomposizione di alcuni cinghiali, ritrovati nel letto del Bisagno dei pressi del ponte Gallo, vicino all’impianto sporti della Sciorba, dove gli animali sono soliti stazionare anche in branchi abbastanza nutriti.

cinghiale morto bisagno

Scatta quindi l’allarme: con buone probabilità in entrambi i casi si tratta di avvelenamenti, resta da capire se l’autore del gesto sia una sola persona o più. A preoccupare sono principalmente due elementi: in primis l’igiene, visto che le bestiole eventualmente avvelenate possono “andare a morire” ovunque, con la conseguenza che le carcasse rimangano non rimosse per giorni prima di essere eventualmente trovate. In secondo luogo, non per importanza, a spaventare sono le esce o il cibo avvelenato, che potrebbe essere un pericolo anche per altri animali, soprattutto quelli domestici. Ma non solo.

E poi resta aperta la questione “morale” (e legale, a dirla tutta): se da un lato è sotto gli occhi di tutti il problema tangibile della urbanizzazione di una popolazione, quella dei cinghiali, oramai in numeri non più gestibili, è anche vero che avvelenare gli animali è pratica dolorosa e crudele, peraltro perseguibile ai sensi di legge, parimenti chi la fauna selvatica “sfama”.

(foto di copertina di Marco Mellace)