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Nave delle armi, via i generatori “sospetti” e i portuali tolgono il blocco alla Bahri Yambu fotogallery

Non toccare il materiale potenzialmente bellico è stato il compromesso per superare l'impasse

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Genova. Svolta in tarda mattinata nella vicenda “Nave delle armi”. I due generatori elettrici della Defence Teknel, azienda italiana che ha un contratto con la Nato, sono stati spostati dalla banchina del terminal Gmt, a ponte Eritrea, in porto a Genova, in un altro spazio portuale, il piazzale Csm, merci varie, per essere ispezionati.

In base a questo compromesso è stato tolto il blocco che da stamattina era stato messo in atto dai “camalli” con un presidio al quale hanno partecipato anche Genova Antifascista e un gruppo di pacifisti. La soluzione è stata l’esito dell’incontro in prefettura tra autorità portuale, terminalista, sindacati dei portuali e segreteria della Camera del lavoro. Il vertice è stato presieduto dal prefetto Fiamma Spena.

Secondo quanto spiegato dal segretario della Camera del lavoro di Genova Igor Magni. “Lo spostamento di questo materiale di cui non si conosce la destinazione d’uso, consentirà la ripresa delle operazioni del restante carico”.

Nave delle armi in porto a Genova: la protesta

“Abbia concorso tutti insieme ad approfondire questo argomento e a trovare una soluzione per questa criticità – ha spiegato al termine dell’incontro il prefetto Fiamma Spena. I generatori non saranno caricati in attesa di accertamenti che che saranno svolti dall’agenzia delle Dogane e di altri soggetti con competenze specifiche come la Guardia di Finanza”. Il blocco è stato tolto e a breve cominceranno le operazioni del carico della nave.

La nave saudita è attraccata da prima dell’alba di oggi. Una delle ipotesi per interrompere lo stop al lavoro dei portuali – contrari al traffico di armi – era stata, appunt,o quella di evitare di far “toccare”, nelle operazioni di carico, materiale che potrebbe essere utilizzato in guerra, come il generatore in questione.

Il generatore potrebbe ora essere trasportato via terra alla Spezia. Alcuni esponenti della Culmv avrebbero preferito non procedere affatto con il lavoro sulla Bahri Yambu per dare un segnale ancora più forte.