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Nave delle armi, domattina sciopero dei portuali a partire dal primo turno e presidio a varco Etiopia fotogallery

Filt Cgil e compagnia unica ribadiscono: "Quella non è merce varia, siamo in una zona borderline"

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Genova. Uno sciopero a partire dal primo turno dei lavoratori della Culmv e di quelli impiegati al terminal Gmt dove tra stanotte e domattina all’alba dovrebbe attraccare la nave saudita carica di armi Bahri Yambu. Lo ha indetto la Filt Cgil che ha anche organizzato un presidio a partire dalle 6 a ponte Etiopia unendosi così a quello già indetto dal collettivo autonomo lavoratori portuali.

“Da un punto di vista sindacale lo scioperò ci sarà – spiega Luigi Cianci delegato Filt Cgil della Compagnia unica – visto che abbiamo scoperto che il materiale che dovremmo imbarcare non è materiale civile bensì un materiale borderline. Quindi il sindacato e la compagnia intendono riaffermare la posizione già emersa nell’assemblea di venerdì: i lavoratori del porto di Genova non intendono imbarcare armi”.

Nessuno quindi domani mattina opererà a bordo della nave saudita: è probabile che nel corso della mattina il sindacato chiederà un incontro  al prefetto Fiamma Spena.

Ieri il collettivo autonomo lavoratori portuali ha pubblicato alcune foto scattate a ponte Eritrea, Genoa Metal Terminal, sul materiale che doveva essere imbarcato domani, tra cui generatori elettrici ad uso militare: “Questa merce varia è già a ponte Eritrea, Genoa Metal Terminal – ha scritto il Calp – pronta per essere imbarcata lunedì sul Bahri Yanbu, destinazione Jeddah. La ditta che li produce, Teknel, è convenzionata con la N.A.T.O. e produce servizi logistici militari”.

“Riteniamo di dare un piccolo contributo ad un problema grande per una popolazione che viene uccisa giornalmente – spiegano in una nota i segretari della Filt Enrico Poggi ed Enrico Ascheri – vogliamo segnalare all’opinione pubblica nazionale e non solo che, come hanno già fatto altri portuali in Europa, non diventeremo complici di quello che sta succedendo in Yemen”.

“Ci saremmo aspettati che il governo e le istituzioni avessero rispettato gli accordi internazionali – dicono ancora – noi continuiamo a pensare che i porti italiani debbano essere aperti per le persone e chiusi alle armi. Continueremo in queste ore, con azioni diplomatiche, a provare a respingere la movimentazione del materiale bellico nel nostro porto. Se così non fosse invitiamo tutti i lavoratori ad aderire allo sciopero proclamato dalla nostra organizzazione. Per questi motivi domani mattina alle ore 6.00 invitiamo i lavoratori fuori dal servizio e la popolazione a partecipare ad un presidio davanti a Ponte Etiopia”.