Genova24 - Genova: notizie in tempo reale. Cronaca, Sampdoria, Genoa, Politica, Economia, Sport ...

Nave con armi in arrivo a Genova, il Calp lancia il presidio per lunedì mattina

Più informazioni su

Genova.  I portuali del CALP, il collettivo autonomo dei lavoratori portuali non si accontentano delle rassicurazioni e chiamano alla mobilitazione con un presidio, per lunedì mattina al varco Etiopia, Lungomare Canepa, alle ore 09,00, in corrispondenza con l’arrivo della Bahri Yanbu. A renderlo noto un post, pubblicato sulla pagina Facebook del collettivo.

“Una nave saudita carica di armi, la Bahri Yambu, è in arrivo nel porto di Genova – scrivono – Ormai è noto, ed è noto grazie all’impegno e all’impulso dei lavoratori del porto che hanno  sollevato la gravità dei fatti. Le rassicurazioni della Capitaneria di Porto sulla natura “civile” del carico che dovrebbe essere imbarcato a Genova non ci bastano”.

“Quella nave è già piena di armi caricate ad Anversa e la medesima compagnia con altre navi lla Bahri Jeddah, ad esempio, di cui vediamo il carico di un trasporto di armi dello scorso anno,  ha già imbarcato in questi anni al Terminal GMT genovese carichi di bombe italiane prodotte dalla RWM e decine e decine di carri armati”. 

“Le ipocrisie di chi se n’è accorto l’altro ieri ma finché stava al governo stipulava proprio quegli accordi milionari con l’Arabia Saudita (P.D, ministro Pinotti) per la vendita d’armi devono restare fuori da questa partita che tutto dev’essere fuorché un giochetto politico”.

Le bambe sono prodotte per uccidere e distruggere. Dove vadano queste armi e che ne dicano i trattati internazionali a noi interessa poco: non facciamo distinzioni tra guerra e operazioni d pace Un generatore elettrico militare serve ad uccidere tanto quanto un cannone”.

“Quella nave non deve attraccare a Genova, ne ora ne in futuro – concludono – e, dopo  la partecipata assemblea di ieri tra lavoratori, delegati sindacali e cittadini solidali, invitiamo tutta la cittadinanza a partecipare ad una battaglia che non può essere solo dei lavoratori ma di chiunque abbia a cuore la vita di altri esseri umani uguali a noi, di chiunque voglia opporsi alla violenza della guerra in ogni sua forma, a partire da quando è in casa nostra”.