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Lirica for dummies: Cavalleria Rusticana e Pagliacci, due drammi tra passione e gelosia evento foto

Il dittico verista è in scena al Teatro Carlo Felice dal 24 al 30 maggio

Genova. Vanno sempre in coppia. Tipo Stanlio e Ollio. A parte i paragoni irriverenti, basta dire Cavalleria Rusticana e un melomane associerà subito questo titolo a Pagliacci e viceversa. Questo perché ormai rappresentano il dittico verista per eccellenza. Due opere brevi che da sole durano troppo poco, per questo vengono proposte insieme. Anche il Teatro Carlo Felice non si discosta da questa accoppiata di successo e propone i due titoli dal 24 al 30 maggio 2019 (ore 20 il 24, 29 e 30 maggio; ore 15.30 il 25, 26 e 28 maggio). Si tratta di una coproduzione proprio tra il Carlo Felice e la Fondazione Maggio Musicale Fiorentino.

Le trame

Cavalleria Rusticana è un’opera in un unico atto di Pietro Mascagni, su libretto di Giovanni Targioni-Tozzetti e Guido Menasci, tratto dalla novella omonima di Giovanni Verga.

Alla prima, al Teatro Costanzi di Roma, il 17 maggio 1890, ebbe immediato successo. Pensare che Mascagni riuscì a metterla in scena grazie a un concorso indetto dall’editore Sonzogno, rivolto ai giovani compositori che non avevano ancora avuto la possibilità di far rappresentare una loro opera. I due librettisti lavorarono per corrispondenza, altro che videoconferenze via Skype… ispirandosi appunto alla novella di Verga. In pochissimo tempo musica e parole vennero “assemblate” e l’opera riuscì a essere iscritta al concorso proprio nell’ultima giornata disponibile.

Per raccontare Cavalleria Rusticana forse è meglio partire dalla frase finale: “Hanno ammazzato compare Turiddu”. Sì perché la storia si conclude con un omicidio, avvenuto in duello tra due contendenti amorosi: Turiddu (tenore) e Alfio (baritono). Entrambi amano Lola (mezzosoprano). Il primo le giura eterno amore prima di partire per il servizio militare, scopre però al suo ritorno che lei si è sposata con Alfio. Quasi per ripicca Turiddu corteggia Santuzza (soprano), che però si accorge dell’interesse ancora vivido di Turiddu per Lola. Santuzza allora si vendica spifferando tutto ad Alfio, che sfida il rivale a duello. Nel cast anche Lucia (contralto), madre di Turiddu.

Pagliacci è un’opera in due atti su libretto e musica di Ruggero Leoncavallo. Fu rappresentata per la prima volta al Teatro dal Verme di Milano il 21 maggio 1892. Anche in questo caso siamo di fronte a un delitto, che l’autore dice sia realmente accaduto a Montalto Uffugo, in Calabria. Si assiste a una rappresentazione teatrale in cui la finzione diventa realtà. Una piccola compagnia itinerante fa tappa in un paesino del Sud italia per mettere in scena una commedia. Canio (tenore), il capocomico, è sposato con Nedda (soprano). Insieme a loro ci sono i due commedianti Tonio (baritono) e Beppe (tenore). È proprio Tonio, che ama, non corrisposto Nedda, a raccontare a Canio che lei lo tradisce con Silvio, (baritono) un contadino del luogo. Durante lo spettacolo si consuma il dramma: di fronte al rifiuto di Nedda di dire il nome del suo amante, Canio accoltella a morte prima lei e poi Silvio, presente tra il pubblico, accorso sul palco per soccorrerla.

I brani celebri

Cavalleria Rusticana – l’intermezzo. Per una volta scegliamo un pezzo strumentale, davvero emozionante, la nostra parte preferita comincia a 1’44”. Questa è una versione diretta da Riccardo Muti

Pagliacci – “Vesti la giubba”. Chi non ha mai sentito almeno una volta lo struggente “Ridi Pagliaccio”? In realtà l’aria si chiama “Vesti la giubba” (tutte le arie liriche prendono il nome dalle prime parole del testo). Qui proponiamo la versione di Enrico Caruso, anche se qualitativamente non eccelsa per ovvi motivi di tecnologia audio nella registrazione, per un motivo: fu la prima stella del grammofono a vendere più di un milione di copie con la registrazione proprio di questo pezzo, nel 1907.

Regia, direzione e cast

Al Carlo Felice Paolo Arrivabeni direttore musicale dell’Opéra Royal de Wallonie di Liegi dal 2008 e specialista del repertorio operistico italiano, dirigerà le opere nelle date del 24, 25, 26 maggio. Quelle restanti saranno guidate da Giuseppe Finzi, un altro direttore italiano della nuova generazione con già molta esperienza nel campo dell’opera.

La regia è di Teatrialchemici dei siciliani Luigi Di Gangi e Ugo Giacomazzi, impegnati da sempre in un teatro sociale e di ricerca, registi, nella scorsa stagione, di Norma.

Le scene sono state realizzate da Federica Parolini, i vistosi costumi sono di Agnese Rabatti e le luci sono firmate da Luigi Biondi.

L’opera si avvale di due cast, che si alterneranno nelle recite: Sonia Ganassi e Valentina Boi (Santuzza), Diego Torre e Rubens Pelizzari (Turiddu e Canio), Gevorg Hakobyan (Alfio), Donata D’Annunzio Lombardi (Nedda), Carlos Álvarez (Tonio) e in più le il Coro di voci bianche del Teatro Carlo Felice diretto da Gino Tanasini.