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La “nave delle armi” lunedì a Genova, domani portuali in assemblea alla sala chiamata. Il Calp: “Nave va fermata senza ipocrisie e senza ipocriti”

Polemica con il Pd per il suo "ruolo cardine attraverso il ministro Pinotti degli accordi con i sauditi"

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Genova. Secondo le Nazioni Unite la guerra in Yemen ha causato 60 mila vittime sotto le bombe, milioni di sfollati e un disastro umanitario con 90mila bambini morti per la malnutrizione e una grande epidemia di colera che coinvolge oltre un milione di persone. Lo ricorda una nota dei delegati Filt Cgil e dei portuali della Culmv che domani alle 18 parteciperanno numerosi all’assemblea pubblica indetta dal collettivo autonomo lavoratori portuali.

“Nelle scorse settimane i portuali di Le Havre insieme alla società civile hanno organizzato il boicottaggio dell’imbarco delle armi che secondo le ricostruzioni di diverse associazioni internazionali sarebbero state utilizzate nel conflitto in Yemen – spiegano Filt e Culmv – dopo una breve toccata a Santander la nave Bahri Yanbu è diretta a Genova dove potrebbero essere caricate ulteriori armi. Nel porto di Genova non devono essere caricate armi.
E mentre è ormai accertato che la Bahri Yanbu non arriverà sabato 18 maggio ma probabilmente nella mattinata di lunedì 20, il Calp in una nota ribadisce che la nave “va fermata” invitando “tutti coloro che vogliono realmente e genuinamente raggiungere quest’obiettivo a farsi avanti e unirsi in questa lotta. Senza ipocrisie e, soprattutto, senza ipocriti”.

La polemica riguarda soprattutto il Pd che ieri era intervenuto sul tema: “Il Pd è l’ultimo partito che può farsi paladino della pace – spiega il collettivo autonomo dei lavoratori portuali – avendo il ministro della Difesa Roberta Pinotti avuto un ruolo cardine nel supportare e formulare quegli accordi con i sauditi in cui la fornitura di armi era un pilastro. Un pilastro da 400 milioni di euro all’anno”.

“Il fatto che il tutto avvenga, o meno, nel rispetto delle leggi internazionali – dice il Calp – è fatto che non ci interessa come, immaginiamo, non interessa alle decine di migliaia di morti di Sana’a, capitale yemenita distrutta dalle bombe italiane. La spesa militare annua italiana è calcolata intorno ai 26 miliardi di euro (dati 2017) e ogni anno aumenta. Sono circa 70 milioni di euro al giorno!!! Settanta milioni di euro al giorno spesi per produrre armi e mezzi che servono ad uccidere altri esseri umani, perché le armi e i mezzi militari, e gli eserciti che li usano esistono per assolvere questo ruolo: uccidere, distruggere case, provocare esodi di massa. Ricordiamocene la prossima volta che sentiremo qualcuno dire ‘se ne stiano a casa loro’”.