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I portuali di Genova tornano in piazza, giovedì sciopero e corteo verso palazzo San Giorgio

In ballo l'applicazione del contratto nazionale collettivo e la lotta contro l'autoproduzione

Genova. Nuova protesta in vista, domani, giovedì 23 maggio, per i portuali genovesi. Questa volta lo sciopero è stato indetto a livello nazionale, per 24 ore, dai sindacati Filt-Cgil, Fit-Cisl e Uiltrasporti.

La protesta si tradurrà nel blocco delle operazioni, in alcuni presidi ai varchi dalle 6 del mattino fino alle 19e30 e in un corteo che dalle 10 partirà da ponte Etiopia in direzione di palazzo San Giorgio.

I sindacati ribadiscono che “il contratto collettivo nazionale di lavoro dei porti ha un ruolo fondamentale in termini di equità sociale e per ciò che attiene la sostenibilità e capacità competitiva del settore, in armonia con le altre previsioni contenute dall’ordinamento giuridico nazionale, rappresenta un valore insostituibile di regolazione”.

Inoltre i lavoratori sono stanchi di essere presi in giro e dicono basta all’autoproduzione delle operazioni portuali che, secondo i sindacati, crea dumping nel lavoro portuale e grave rischio per la sicurezza, specialmente dei lavoratori marittimi adibiti a tali mansioni.

Dallo scorso 12 aprile la trattativa per il rinnovo del Ccnl dei porti su temi quali la difesa del fattore lavoro e le sue peculiarità è in fase di stallo e la preoccupazione apre una stagione conflittuale. “Rimarchiamo anche, per le aziende che non applicano il contratto dei porti, che la legge 84/94 non mette dubbi sul rispetto delle condizioni economiche e normative che non devono essere peggiori e quindi è necessario rinnovare anche gli altri contratti in scadenza come quello dell’armamento”, sottolineato da Cgil, Cisl Uil aggiungendo che: “Il continuo tentativo di rimandare l’applicazione dell’art. 15 bis per i lavoratori delle compagnie portuali rischia di mettere a serio rischio la continuità aziendale ed i posti di lavoro”.