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Carige, il salvataggio di Stato non è un tabù. Perché BlackRock ha battuto in ritirata e cosa devono sapere i clienti della banca

Ma i commissari hanno assicurato ai sindacati che continuano a percorrere la strada di una soluzione di mercato, così come sta facendo il ministro Tria

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Genova. Sembrava cosa fatta, invece il fondo americano BlackRock si è tirato indietro. Sul futuro di Carige calano nuove ombre, ora che l’aggregazione in grado di garantire la stabilità economica è sfumata. Torna d’attualità – e in un momento caldo come quello della campagna elettorale per le Europee – l’ipotesi di un salvataggio da parte dello Stato, ma anche su questo piano la strada potrebbe essere alquanto tortuosa.

Questa mattina, di buon’ora, Carige ha diffuso una nota dei commissari Pietro Modiano, Fabio Innocenzi e Raffaele Lener in cui spiegava che “al termine di un articolata fase preparatoria nell’ambito della quale si inquadra la delibera del consiglio di gestione dello Schema volontario di lunedì, il fondo Blackrock ha ritenuto di non dare ulteriore corso alla sua iniziale manifestazione di interesse”. I commissari hanno scritto, e poi ribadito in una lettera ai sindacati, incontrati nella mattinata a Genova, che “proseguono le valutazioni riguardanti ulteriori soluzioni di mercato finalizzate ad assicurare stabilità e rilancio di Banca Carige”.

Ma perché BlackRock è uscito di scena? Principalmente perché non aveva intenzione di essere l’unico forte investitore, nell’operazione. L’idea sarebbe stata quella di optare per una percentuale di azionariato al massimo del 25%. Ma anche il quadro politico, in parte scettico nei confronti del colosso Usa (non il ministro dell’Economia Tria) potrebbe avere scoraggiato BlackRock. In una dichiarazione rilasciata nel pomeriggio all’Ansa la società americana spiega che “l’elemento indispensabile nella valutazione di un’opportunità di investimento è il ruolo di fiduciario che riveste BlackRock nei confronti dei propri clienti dei quali gestisce i patrimoni”. Come dire, Carige non era un “buon partito”. Valutazione che forse faranno altri potenziali investitori ed per questo che la strada del “mercato” sulla quale dicono di essere i commissari rischia di essere un vicolo cieco.

La prospettiva più probabile, al momento, è quella del salvataggio di Stato. Prevista, non a caso, dal decreto su Carige del governo e citata da più parti, specialmente dai sindacati, affinché si possa mettere la banca in sicurezza. In teoria si tratterebbe di aumentare il capitale precauzionale con l’ingresso dello Stato azionista nell’ambito di una procedura di burden sharing. È lo schema che la commissione Ue ha concesso che venisse adottato per Monte Paschi, ma non è escluso che Bruxelles dia il via libera. Nel caso invece delle due banche venete non essendo stato riconosciuto l’interesse sistemico, il governo dovette ricorrere alla procedura di liquidazione coatta amministrativa. E questa sarebbe la seconda ipotesi.

Cosa rischiano i clienti. Con entrambi gli schemi di aiuto statale, comunque, non sono previste conseguenze per i clienti titolari dei depositi né per gli obbligazionisti subordinati, poiché Carige non ha più bond in circolazione. Per gli azionisti, nel caso delle Venete, il valore dei titoli andò a zero, mentre per Montepaschi ci fu una diluzione con l’aumento riservato allo Stato.

Cosa sarebbe dovuto accadere (e non accadrà). Il piano concordato con lo schema volontario del Fondo Interbancario prevedeva un aumento di capitale da 720 milioni di euro; lo Schema avrebbe convertito il bond subordinato sottoscritto a novembre per 313 milioni salendo al 43% del capitale di Carige post-aumento; il fondo Usa avrebbe dato la garanzia dell’aumento di capitale per la parte che non sarebbe stata sottoscritta dai soci attuali; la famiglia Malacalza, primo azionista con il 27%, avrebbe investito altri 70-90 milioni per restare attorno al 10%. BlackRock avrebbe potuto anche comprare a un buon prezzo le azioni Carige in mano allo Schema Volontario e prendere il controllo assoluto dell’istituto. Già dopo l’aumento di capitale, in ogni caso, ne avrebbe avuto la governance potendo dunque scegliere l’ad. Il tutto entro la fine del 2019.

Resta confermata, al momento, l’assemblea dello Schema Volontario convocata per martedì 14, per approvare la proposta di conversione del bond subordinato in azioni. La Bce è in contatto con i commissari di Banca Carige. Bruxelles aveva stabilito che per l’arrivo delle proposte vincolanti c’era tempo fino al 17 maggio.