Genova24 - Genova: notizie in tempo reale. Cronaca, Sampdoria, Genoa, Politica, Economia, Sport ...

Blitz della Finanza nelle sedi del gruppo Biasotti, ipotesi di maxi frode fiscale: due indagati

Evasione dell'Iva per 10 milioni dal 2014 al 2018. Il sistema era quello di utilizzare falsi esportatori all'estero, in realtà società fantasma. Biasotti, principale azionista, non è al momento indagato

Più informazioni su

Genova. Perquisizioni da parte della guardia di finanza negli uffici del gruppo Biasotti, che gestisce diverse concessionarie di auto di lusso fondato dal senatore di Forza Italia, coordinatore regionale dello stesso partito ed ex presidente della Regione Sandro Biasotti. Le fiamme gialle di Genova hanno acquisito documentazione cartacea e informatica presso le sedi di Autobi, Novelli 1934 e Bimauto del gruppo Biasotti). La procura fa sapere che il senatore Sandro Biasotti non è indagato.

Secondo quanto appreso l’ipotesi della Procura di Genova è quella di una maxi frode fiscale che attraverso intermediari fittizi, vale a dire società fantasma, avrebbe consentito un’evasione dell’iva per 10 milioni di euro. L’ipotesi di reato è di dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici e connessa evasione. Il periodo di riferimento va dal 2014 al 2016. Sono in corso accertamenti per gli anni 2017 e 2018.

Secondo quanto affermato dal suo legale Giuseppe Sciacchitano Sandro Biasotti non sarebbe indagato, ma lo sarebbero altri membri della sua famiglia che ricoprono posizioni di responsabilità nel gruppo. Anche la procura conferma che Sandro Biasotti non è indagato.

Nel novembre 2018 il gruppo Biasotti ha iniziato un processo di fusione con il gruppo Biauto, della famiglia piemontese Utili creando uno dei più grandi concessionari a livello nazionale del settore automotive e di fatto cedendo l’operatività, pur mantenendo la maggioranza dell’azionariato. Il nuovo gruppo conta un fatturato di oltre 400 milioni di euro.

Il meccanismo secondo la Procura era semplice: venivano effettuate numerose vendite di autovetture a sedicenti esportatori abituali (in gergo tecnico ‘missing traders’) che dichiaravano fintamente di esportare all’estero le auto in modo da avere uno sconto sull’Iva. Le auto venivano invece vendute in Italia a prezzi competitivi. Questi esportatori sarebbero vere e proprie teste di legno, zenza alcuna operatività nel settore delle concessionarie di auto.

In base a quanto rilevato dalla guardia di finanza l’evasione ammonterebbe a complessivi 10 milioni di euro: in dettaglio nel 2014 1 milione 800 mila, nel 2015 di 2 milioni e 156 mila e per il 2016 di 5 milioni e 100 mila, mentre per il 2017 e il 2018 gli accertamenti sono in corso in queste ore.

Ad aver ricevuto l’avviso di garanzia è l’amministratore delegato delle società del gruppo, Antonio Barba, cognato di Biasotti. Insieme a lui è indagato Enrico Manfredi, rappresentante di una delle società fittizie, la M-Auto. Le altre due società fantasma coinvolte sono la Vimalto srl e la Deep Sea boat.

Oltre alla perquisizione degli uffici delle società coinvolte le fiamme gialle hanno perquisito anche le abitazioni di Barba e Manfredi.

L’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Francesco Pinto, è nata sulla base delle intuizioni da parte del nucleo investigativo della gdf guidato dal colonnello Maurizio Cintura che ha trovato coincidenze significative tra le missing traders e gli affari di tre società del gruppo Biasotti. Allo stato, conferma la Procura Sandro Biasotti, che è il principale azionista del gruppo, non è indagato.