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Bando immobili confiscati alla mafia, le associazioni si presentano ma le chiavi non esistono. Tilt: “Operazione fuffa, una vergogna”

In un rimpallo di responsabilità il Comune e l'agenzia che gestisce gli spazi che furono dei Canfarotta non hanno potuto far visionare il fondo a chi voleva riqualificarlo. Sarà un caso isolato?

Genova. Qualche settimana fa il Comune di Genova ha pubblicato il bando per raccogliere le manifestazioni di interesse delle associazioni e soggetti interessati a prendere in gestione gratuita gli immobili confiscati alla criminalità organizzata nell’ambito dell’operazione che ha colpito la famiglia Canfarotta, nel 2009, la più grande confisca di mafia mai avvenuta nel nord Italia. Un bando atteso da anni dalla rete associativa e da chi si batte per il recupero di questi spazi e che ha visto mettere a disposizione di chi vorrà realizzarvi attività di riqualificazione sociale e territoriale 81 tra fondi, cantine, appartamenti, soprattutto nel centro città.

Questa mattina si è svolto uno dei sopralluoghi agli immobili organizzati dal Comune di Genova con la collaborazione di un’agenzia. D’altronde prima di puntare a ottenere gli spazi, chi dovrà utilizzarli deve avere la possibilità di visionarli anche perché in molti casi si tratta di strutture fatiscenti, colme di materiale, con impianti, muri e pavimenti da ristrutturare o mettere a norma, e a spese di chi li prenderà in gestione.

Ma di fronte allo spazio di vico Rosa 18r, nella zona della Maddalena, si è verificata una situazione ai limiti dell’assurdo. Con le associazioni sul posto, poco dopo le 8, chi avrebbe dovuto aprire la porta non l’ha fatto. Perché le chiavi non si trovano. E non si capisce se la responsabilità sia del Comune, dei funzionari pubblici, dell’agenzia che gestisce gli immobili. La denuncia di quanto accaduto arriva dai referenti del gruppo teatrale Tilt. Ecco cosa ha raccontato una delle componenti di Titl, Chiara Niccoli.

“Questa mattina io e il direttore artistico della nostra compagnia teatrale alle 8.15 ci siamo recati alla convocazione del Comune di Genova per il sopralluogo di uno spazio confiscato alla mafia sito in vico Rosa 18r, messo a bando insieme ad altri 80 spazi circa per essere utilizzati in comodato d’uso da associazioni che organizzino attività per la cittadinanza – molti di voi avranno visto il servizio delle Iene di qualche mese fa sull’argomento. Presenti in loco due funzionari del Comune molto poco organizzati e una responsabile dell’agenzia che gestisce gli immobili in ausilio al Comune. I funzionari si lamentano che alcuni utenti siano arrivati in ritardo e senza documentazione compilata, ma attenzione, si scopre che nessuno ha le chiavi dell’immobile. La faccio breve: dopo quasi un’ora arriva un secondo responsabile della suddetta agenzia con due sacchetti della spesa pieni di tutte le chiavi degli 80 immobili, e dopo averle tirate fuori tutte si scopre che quelle dell’immobile in questione non ci sono. Morale della favola: l’agenzia sapeva da 3 anni che l’immobile non e’visitabile e dà la colpa al Comune; il Comune ribatte la palla nel campo dell’agenzia perché “noi non sappiamo niente” e via così, in un eterno scaricabarile di cui facciamo le spese noi utenti con i nostri progetti (dei quali in realtà non frega un cazzo a nessuno). Il bando è una evidente fuffa dove chi dovrebbe comunicare e collaborare non lo fa, e dove ci prendono evidentemente per il culo. Vergogna”.

Potrebbe essersi trattato di un caso isolato, a voler pensare bene, e il contrattempo sarà risolto. Oppure potrebbe trattarsi di un caso di gestione superficiale di una partita che, anche nelle intenzioni della pubblica amministrazione, dovrebbe essere prioritaria per il centro storico. Dovrebbe.