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Sversamento Iplom a Fegino, la Procura chiude le indagini: quattro dirigenti e un ingegnere verso il processo

I primi sono accusati di inquinanento ambientale, il quinto indagato è accusato di falso circa le condizioni dell'infrastruttura

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Genova. Il sostituto procuratore di Genova Walter Cotugno ha chiuso le indagini per lo sversamento di greggio finito nel torrente Polcevera il 17 aprile 2016 a causa della rottura di un tubo dell’oleodotto Iplom, portando a cinque gli iscritti nel registro degli indagati.

Oltre al direttore della raffineria Vincenzo Columbo sono indagati Giovanni Ardossi, responsabile del servizio manutenzioni e costruzioni, Alessandro Speranza, responsabile della meccanica civile, Nicola Ghiglione, responsabile delle mobilitazioni e spedizioni di oleodotti e depositi. I quattro sono accusati di inquinamento ambientale in quanto avrebbero omesso di “effettuare gli interventi necessari e conosciuti, finalizzati alla riparazione e manutenzione dell’oleodotto, omettendo inoltre, si legge nell’Acip notificato agli imputati di fermare l’esercizio non più in sicurezza, stante le gravi carenze strutturali riscontrate” che hanno provocato lo sversamento di un “ingente quantità di petrolio greggio nell’ambiente con grave e significativa compromissione delle diverse matrici ambientali interessate, cioè terreno, corsi d’acqua, mare e litorale”.

Insieme ai quattro responsabili Iplom difesi dall’avvocato Enrico Scopesi, è indagato anche un ingegnere che avrebbe attestato il falso circa le condizioni della struttura “anche ai fini della valutazione del progetto antincendio”. Si tratta di Maurizio Locarno, difeso dall’avvocato Riccardo Lamonaca.

La Procura che non ha mai sequestrato l’intero impianto per evitare ripercussioni sui posti di lavoro aveva ottenuto dall’azienda nn solo la riparazione del danno ambientale, ma anche la risistemazione dell’oleodotto.