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Primo maggio in piazza: da Raibetta il corteo “rosso” di Lotta comunista. Ma spunta il presidio “sovranista” per i morti sul lavoro

In migliaia attesi per il consueto corteo internazionalista. L'iniziativa sovranista invece mette insieme tre movimenti praticamente sconosciuti a Genova

Genova. L’appuntamento è in piazza Raibetta per un corteo che dopo aver attraversato le vie del centro si concluderà all’Acquasola. E’ il primo maggio di Lotta comunista che come ogni anno scende in piazza con coccarde e bandiere rosse per ribadire la necessità “dell’unità e dell’autonomia di classe” in un’ottica internazionalista. Come viene ribadito nel volantino che viene distribuito in questi giorni dai militanti “si tratta di una scelta di lotta di una classe mondiale al di là di ogni differenza di nazionalità, lingua, religione o colore della pelle” e che deriva da un’unica imprescindibile divisione, quella tra borghesia e proletariato.

Per Lotta comunista infatti solo l’internazionalismo può consentire “un’opposizione proletaria all’imperialismo continentale che causa fra l’altro conflitti devastanti in ogni parte del mondo. In piazza come sempre ci saranno i dirigenti del partito i tanti militanti, i sindacalisti delle principali fabbriche genovesi e tanti lavoratori stranieri. Il concentramento è fissato alle 9.30. Come sempre si attende una partecipazione ampia: saranno diverse migliaia le persone in piazza

La novità di quest’anno, visto che la Festa del lavoro per partiti e movimenti è tradizionalmente fatta soprattutto di grigliate sui prati, è che Lotta comunista non sarà l’unica a scendere in piazza. Accanto alla Questura e di fronte alle Caravelle, è stato indetto infatti alle 11 un presidio contro le morti sul lavoro. Ad organizzarlo un coacervo di “sovranisti” che mette insieme la Giovine Italia, il Fronte sovranista Italiano e il laboratorio AlterLab di Giulietto Chiesa.

Della Giovine Italia si è parlato nei mesi scorsi essendo di fatto l’organizzatore del corteo degli studenti di inizio febbraio, che aveva fatto parlare di sé per le bandiere italiane in piazza: si è parlato di vicinanza con i movimenti di estrema destra visto che tra i promotori del movimento c’è il giovane Leonardo Senigallia, ex di Blocco studentesco (Casapound), ma loro si definiscono mazziniani, rivoluzionari e “patrioti”. Con loro a organizzare il presidio ci sarà il Fronte sovranista italiano di cui poco si sa se non che ha organizzato a febbraio un convegno al Cap su risorse e indipendenza energetica. Il terzo movimento, Alter Lab, laboratorio per l’alternativa politica e culturale, è nato per iniziativa di Giulietto Chiesa e vede tra i collaboratori il filosofo Diego Fusaro che strizza l’occhio a Casapound, tanto per non creare ulteriore confusione in questo mondo di movimenti anti-sistema etichettato non a caso come “rosso-brunismo”.

Ad unire le tre organizzazioni il sovranismo appunto, inteso anzitutto come antimperialismo e antieuropeismo.