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Ponte Morandi, la crisi del Campasso sbarca a Tursi. I commercianti: “Venite in via Fillak, non ce la facciamo più”

La zona ai margini del cantiere est, e in particolare l'unica via ancora chiusa tra il centro e la Valpolcevera, rischia di veder chiudere un'attività dopo l'altra. Se n'è parlato in commissione consiliare

Genova. “Venite in via Fillak, non ce la facciamo più!”. E’ con la voce rotta dal pianto che Ivan Spagnolo, rappresentante dei commercianti della zona ai margini del cantiere di ponte Morandi, ha portato in consiglio comunale, durante la commissione dedicata alla situazione del commercio a Genova dopo la tragedia del 14 agosto, e ha fatto presente quanto siano tragiche le condizioni di alcuni esercizi, da tempo in attesa di aiuti, si tratti di indennizzi o di sospensione delle tasse. Via Fillak, la strada che collega Sampierdarena a Certosa, è l’unica ancora interrotta perché in zona rossa e secondo il sindaco e commissario Marco Bucci avrebbe dovuto riaprire a Pasqua, dopo la costruzione delle torri di supporto alle pile 10 e 11, quelle strallate del Morandi. Durante la commissione di oggi si è fatto il punto sulla crisi di commercio e artigianato e sui relativi strumenti di sostegno ed è emerso che, specialmente per l’area immediatamente a sud del cantiere est il rischio di chiusure imminenti è molto alto.

“Da noi non viene più nessuno, la strada è un deserto“, dice Ivan Spagnolo, la cui storia è un caso particolare perché il giovane ha aperto il suo ristorante, Maracaibo, tre giorni prima rispetto al crollo del viadotto, e che non rientra per ora in alcun tipo di aiuti (il contributo una tantum per chi ha chiuso per meno di 7 giorni consecutivi non è ancora pronto). Il commerciante ha chiesto all’amministrazione comunale di attivarsi per organizzare un tavolo con Autostrade e in generale ha lanciato un grido d’allarme per un quartiere e un migliaio di negozianti complessivamente che rischiano di chiudere i battenti per sempre.

Oltre a quello di via Fillak, un altro problema emerso è quello della strutturazione del decreto Genova per gli indennizzi alle imprese e che fa riferimento al calo di fatturato dal 14 agosto al 29 settembre 2018. Il problema, hanno fatto presente sia referenti di Ascom e Confesercenti, quanto di Cna e Confartigianato, è che molte aziende hanno sofferto per un aumento di costi i quali però non sono conteggiate ai fini dei risarcimenti. Maurizio Caviglia, segretario della Camera di Commercio di Genova, ha spiegato che sono stati erogati, attraverso l’ente, i primi 10 assegni ad altrettante attività.

Ci potrebbero essere novità a breve anche sul fronte della zona franca urbana, che include per le imprese che ne fanno parte anche una sospensione delle tasse (prevista per ora solo per quelle in zona rossa): “Non c’è un decreto attuativo, ma è uscita una circolare ministeriale – ha spiegato Caviglia – che potrebbe essere sufficiente per procedere con la messa in pratica degli aiuti”.

In totale per la zona rossa+arancione e per quella estesa dei tre municipi coinvolti dalle problematiche legate al crollo sono state presentate alla Camera di Commercio 363 richieste di rimborso per crollo di fatturato (140 per zona rossa e arancione e 223 per i tre municipi). Prima della definizione del bando le segnalazioni di danno generico erano state 425 per la zona rossa e arancione, 1350 per i tre municipi inclusi e 1900 sull’intero comune e in genere altre denunce erano arrivate da aziende con sede in 40 province italiane.