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Notre Dame in fiamme, Charlie Hebdo e Ponte Morandi. La lezione che arriva dalla Francia

Il giornale satirico francese sbatte in prima pagina la tragedia, lasciandoci soli con le nostre invidie

Genova. Mentre crollava in diretta globale la guglia ottocentesca di Notre Dame, a Parigi, il mondo guardava con il cappello in mano quel terrificante spettacolo di fuoco, che in poche ore stava cancellando secoli di storia. Una tragedia per i francesi e per l’umanità tutta.

La notizia a Genova, come prevedibile, ha immediatamente richiamato la nostra tragedia, quella di Ponte Morandi: per onestà intellettuale andrebbero sottolineati maggiormente i distinguo, più che le similitudini, a partire dalla conta dei morti francese, che, per fortuna, si è fermata allo zero; e poi la natura del manufatto e tutto quello che la magistratura verificherà e tutto quello che la politica non si è ancora degnata di affrontare, cioè la responsabilità delle istituzioni. Ma il senso di smarrimento di quella tragedia ha risvegliato in noi il dolore della nostra ferita ancora viva e pulsante.

Dalla Francia, dai francesi, oggi è arrivata una grande lezione. Sì, perché nei minuti in cui la più famosa e iconica chiesa parigina andava in fiamme, si scatenava il provincialismo italico, che, anche sui canali social di Genova24, dava sfogo al triviale godere delle disgrazie altrui, soprattutto se si tratta di supposti “rivali”, come lo sono i “cugini” d’oltralpe. Un meccanismo da tifoseria, da becero campanilismo, che purtroppo è cosa quotidiana nel dibattito pubblico nostrano.

charlie ebdo

Cosa c’è da stupirsi, direte. Invece vogliamo provare a farlo, ancora, nella speranza di capire forse una buona volta qualcosa che va al di là del nostro naso: fin dai primi minuti, il “gli sta bene” è stato agganciato alla vignetta di Charlie Hebdo, pubblicata dopo il crollo del Morandi, che ritraeva il ponte monco, con la dicitura “costruito dagli italiani, rimosso dai migranti”.

Una vignetta che creò scandalo, non essendo capita: il messaggio, satirico, era quello rivolto alla politica italiana, che parlava (e tutt’ora parla) di pericolo migranti, di fantomatiche invasioni, quando ha un paese che cade a pezzi. E il Morandi ne è stato un clamoroso esempio. “E’ la satira, bellezza”: ci siamo scagliati contro il dito, feroci e intransigenti, dimenticandoci la luna.

E oggi Charlie Hebdo torna in edicola, e sulla copertina ritrae un Macron con i capelli formati da una Notre Dame in fiamme: “Riforme”, recita il titolo “Comincerò dalla copertura” dice il presidente, riferendosi alla charpente in legno della cattedrale, costruita nel dodicesimo secolo. Un diretto attacco alle politiche dell’attuale governo francese, che dal novembre scorso è sotto assedio dal popolo dei Gilet jaunes, la più longeva protesta di piazza del mondo occidentale del dopoguerra. 68 spostati.

charlie ebdo

Il dissacrante giornale satirico, quindi, ha preso la tragedia di tutti i francesi, e ne ha fatto strumento di analisi politica, senza sconti e senza compromessi, con le regole che la satira ha, senza guardare in faccia a nessuno. La laicità a 360 gradi di uno stato e di una società la si misura anche nello sdoganare il culto della tragedia, con o senza morti, per non farsi soggiogare da chi la tragedia invece la strumentalizza. Noi siamo rimasti impietriti e schiacciati dalle macerie, invece di reagire; i “cugini”, l’indomito popolo francese, è ancora una volta all’attacco e libero dalle strumentalizzazioni, o per lo meno ci prova. Loro le rivoluzioni le sanno fare. Chapeau.