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Giorgio de Chirico, perché andare a vedere la mostra a Palazzo Ducale di Genova fotogallery

I motivi per andare a visitare la mostra in corso a Palazzo Ducale sino al 7 luglio

Genova. Una mostra che ripercorre la lunga carriera di Giorgio de Chirico (morì a 90 anni), con 100 opere provenienti dalle collezioni di diversi musei italiani, quasi a testimoniare la vicinanza delle istituzioni culturali alla città di Genova e al suo “cuore”, Palazzo Ducale, dopo il crollo del ponte Morandi.

giorgio de chirico il volto della metafisica

Giorgio de Chirico. Il volto della metafisica“, è la mostra ospitata dall’appartamento del Doge sino al 7 luglio 2019 (da martedì a domenica, ore 10 – 19.30, biglietto 12 euro, ridotto 10 euro, scuole, bambini e ragazzi dai 6 ai 14 anni 4 euro). Fu proprio una mostra di de Chirico a inaugurare il nuovo corso di Palazzo Ducale dopo il restauro, 25 anni fa. Un nuovo corso che ha preso il via nel 2019 con l’arrivo di Serena Bertolucci alla direzione.

Come sempre accade per le recensioni pubblicate su genova24.it, cerchiamo di raccontare il teatro o, in questo caso, l’arte, in modo da farci capire da chiunque. La formula è sempre la stessa: quali i principali motivi di andare a vederla?

Intanto spieghiamo rapidamente perché la metafisica compare nel titolo di questa mostra. De Chirico divenne il principale esponente della corrente pittorica chiamata appunto “pittura metafisica“, nei primi anni del XX Secolo, ma cos’è questa metafisica? Analizzando la parola in sé si nota che è composta da meta e da fisica. Meta significa cambiamento, trasformazione e al di là. Fisica è la scienza che tratta le proprietà, i cambiamenti, le interazioni, dei fenomeni naturali, cercando di capire quali leggi li governino. La metafisica quindi, esamina le cose al di là della materia e dell’energia. Chi ha studiato filosofia sa che questa parola viene associata ad Aristotele e alla spiegazione che il grande filosofo cercò di dare alla natura di tutto ciò che ci circonda. La pittura metafisica si caratterizza per ritrarre oOggetti reali al di fuori della realtà, figure umane senza volto, colori piatti e uniformi e un uso particolare delle ombre, che stridono con la luce che colpisce gli oggetti rappresentati. In questa mostra scopriamo però che de Chirico va oltre, dipingendo figure che ricordano le opere della pittura antica del XV-XVI Secolo.

La mostra è organizzata per aree tematiche: esterni metafisici, interni metafisici, protagonisti metafisici, la natura metafisica, la magia della linea, la metafisica incontra la tradizione, il viaggio senza fine, con una sala dedicata a de Chirico e Genova. Proprio il viaggio è in realtà il grande filo conduttore che la curatrice Victoria Noel-Johnson ha voluto sottolineare, visto che ad accogliere il pubblico è il suo autoritratto nei panni di Ulisse (1922) e si conclude con Il ritorno di Ulisse (1968), con il mare e l’eroe acheo che sta remando su una barca, il tutto dentro una stanza. In effetti, al termine della mostra, ci si sente proprio come Ulisse, di ritorno da un lungo viaggio nella storia dell’arte italiana e internazionale.

Non è un caso che questa mostra sia stata realizzata nel 2019, a 100 anni dal cambio di stile nella pittura di de Chirico, che spiazzò non poco la critica dell’epoca, che non seppe riconoscere la continuità della ricerca metafisica dell’artista, anche se con altri metodi.

Perché andarla a visitare, dunque?

Primo motivo: l’occasione di vedere così tante opere insieme

La generosità dei prestatori ha consentito di ospitare quadri dipinti dagli anni Dieci del Novecento sino agli anni Settanta. Provengono da collezioni pubbliche e private italiane. Per esempio la Galleria nazionale di Roma ne ha donate 20, gratuitamente. Una vera antologia ragionata, visto che l’organizzazione tematica fa comprendere come in realtà ci sia un enorme filo conduttore nella ricerca artistica di de Chirico. Si possono confrontare gli stessi soggetti dipinti a distanza di qualche anno l’uno dall’altro. Le opere, inoltre, sono valorizzate dall’illuminazione.

Secondo motivo: le foto inedite e la sala su Genova

Il fatto di collaborare con la Fondazione de Chirico, ha permesso alla curatrice di arricchire l’esposizione mostrando un de Chirico a 360 gradi. Per la prima volta sono esposte fotografie inedite e la stanza su Genova inoltre rivela un’amicizia tra de Chirico e Roberto Rotta, che nel 1919 aveva aperto l’omonima galleria d’arte in via XX Settembre proprio su consiglio di de Chirico e Carlo Carrà. Sono esposte anche delle lettere.

Terzo motivo: una mostra per tutti

Un quadro ad altezza bambino, una stanza dedicata con un robot con cui i più piccoli possono interagire. I genitori non abbiano paura, a essere entusiasti del percorso espositivo saranno anche i loro figli.