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Fondi senza finestre, magazzini da svuotare, “soffitti viola”, ma gli 81 immobili confiscati alla mafia potrebbero far rinascere il centro storico fotogallery

Pubblicato il bando del Comune per l'assegnazione a titolo gratuito ad associazioni e realtà sociali, alcuni potranno anche essere riconvertiti a strutture turistiche low cost

Genova. Ci sono i soffitti viola cantati da Gino Paoli nel Cielo in una stanza, piccoli appartamenti trasformati in alcove nella maggior parte dei casi, ci sono cantine distrutte dall’umidità, magazzini ancora stracolmi di oggetti di ogni genere, ma anche terrazzi sui tetti di Genova, negozi chiusi da secoli, fondi senza finestre e con impianti idrici ed elettrici tutti da risistemare. Ma quando si parla di “real estate” quello che conta è la potenzialità. E anche se ci vuole parecchia fantasia per immaginare un futuro luminoso per i beni immobiliari confiscati alla mafia, il bando del Comune di Genova per assegnarli in concessione è un’opportunità troppo interessante per non essere tenuta in considerazione. Dalla più grande confisca mai avvenuta nel Nord Ovest – quella nei confronti della famiglia Canfarotta – potrebbe nascere uno dei più importanti programmi di riqualificazione urbana in Italia.

Il bando – accessibile al sito http://www.comune.genova.it/content/bandi-e-gare-patrimonio
scadrà l’8 maggio alle 12. Fino a quel momento gli eventuali aggiudicatari avranno tempo per presentare il loro progetto di riqualificazione e valorizzazione sociale degli immobili.

Si tratta di quattro blocchi distinti: il primo è relativo a 19 immobili (appartamenti, fondi, negozi, magazzini e cantine, il più vasto è un magazzino in vico Sauli di 104 metri quadri), il secondo prevede l’assegnazione di 20 immobili, esclusivamente appartamenti tra i 30 e i 50 metri quadri circa, soprattutto nel centro storico ma alcuni anche a Sampierdarena e Certosa, il terzo blocco riguarda 9 immobili tra cui anche un miniappartamento nella centralissima via San Lorenzo e comunque nella “rive gauche” dei vicoli – e non a caso questo blocco potrà essere assegnato, oltre che ad associazioni, anche per la realizzazione di strutture ricettive a prezzo calmierato o destinate a un target giovane. Infine il quarto blocco: 33 immobili, molti contigui l’uno all’altro salita Padre Umile, vico Angeli, vico Pepe.

I beni non appartengono ancora al civico patrimonio quindi la stipulazione del contratto con gli eventuali aggiudicatari avverrà solo a condizione che venga positivamente conclusa la procedura di trasferimento degli immobili al Comune di Genova da parte di ANBSC, l’associazione governativa che amministra i beni confiscati alla criminalità organizzata. Tuttavia, su questo fronte, non dovrebbero esserci sorprese.

A parte quelli del terzo blocco, per cui si potranno – come già detto – immaginare scopi turistici, gli immobili dovranno essere destinati ad attività di interesse generale per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale. Si specifica che gli immobili non potranno essere utilizzati come mera sede sociale del soggetto richiedente, ma dovranno prevedere un’attività a servizio del territorio.

Ciascun immobile sarà assegnato a titolo gratuito per un periodo di anni sei, ma l’aggiudicatario dovrà occuparsi delle ristrutturazioni e della messa a norma. Nelle schede degli immobili si può già capire in quale stato siano, e se abbiano impianti idrici ed elettrici da cambiare oppure no. Il concessionario si obbligherà ad assumere a propria cura e spese, senza per questo richiedere rimborsi ed indennizzi di sorta, e previa autorizzazione del Comune nella debita forma scritta (e quella eventualmente necessaria della competente Soprintendenza) tutti gli interventi di recupero e di riqualificazione proposti nella relazione all’uopo presentata unitamente alla richiesta di assegnazione.

L’assessore al Patrimonio del Comune di Genova Pietro Piciocchi ha affermato che se si riuscissero ad assegnare 20 immobili su 81 sarebbe già un ottimo risultato. In effetti, non sarà semplice riutilizzare gran parte dei fondi, negozi o appartamenti per la loro posizione e per il loro stato, in alcuni casi pessimo.