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Carige, la relazione dei commissari parla chiaro: 2018, annus horribilis, senza fusione o aumento servirà l’aiuto di stato

Il fallimento della ricapitalizzazione per causa della famiglia Malacalza ha scatenato una crisi di liquidità pesante, recuperata solo grazie all'emissione dei due bond garantiti

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Genova. La bocciatura dell’aumento di capitale da 400 milioni dopo la mossa di Malacalza, all’origine del commissariamento di Carige, ha contribuito ad alimentare una crisi di liquidità, con la rottura dei requisiti fissati dalla Bce sul bilancio. Tutto sta in un indicatore, Lcr (liquidity coverage ratio), che in base a un documento dei commissari della banca, è sceso a fine 2018 all’87% (il limite è del 100%). Le tensioni sono state superate nel 2019 solo grazie all’emissione di due bond da 1 miliardo garantiti dallo Stato. Il valore dell’Lcr è stato prontamente ripristinato – spiegano all’Ansa i commissari – e nel mese di febbraio 2019 è pari al 154%.

Ma il 2018 è stato forse l’anno più difficile della storia per Carige che ha perso il 14% della sua raccolta, scesa da 16,86 a 14,5 miliardi di euro, con una perdita di 2,36 miliardi. Gran parte dei deflussi (1,82 miliardi) si sono concentrati nel quarto trimestre dell’anno. A spostare i propri soldi sono stati sia i risparmiatori e le aziende, con la raccolta retail che è scesa dell’11,7% a 12,35 miliardi, sia i grandi investitori, che hanno ridotto del 25,3% a 2,14 miliardi i fondi messi a disposizione.

In particolare dai conti correnti di Carige sono stati ritirati quasi 800 milioni di euro e altri 140 milioni sono usciti dai depositi vincolati. Le obbligazioni in circolazione sono diminuite di 1,4 miliardi di euro, con la banca di fatto impossibilitata ad emettere bond nel corso del 2018. Il fallimento dell’aumento di capitale in sostanza ha avuto un effetto di incertezza negativo e ha accresciuto il rischio reputazionale con una percezione negativa per l’immagina dell’istituto di credito.

I commissari straordinari di Banca Carige, scrive l’Ansa, “basano la ragionevole aspettativa che la banca e il gruppo continuino la loro esistenza operativa” sulla base della “realizzazione di uno dei seguenti scenari alternativi”: in primo luogo con il “perseguimento, nel breve periodo, di una business combination” oppure, se ciò non dovesse riuscire, con “un aumento di capitale” da 630 milioni di euro. Senza un partner o i soldi la continuità aziendale sarebbe garantita “in ultima istanza” dalla “ricapitalizzazione precauzionale” da parte dello Stato.