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Alluvione 2011, la Cassazione: “Rideterminare le pene”. Marta Vincenzi: “Speravo finisse, disfo la valigia solo per un po’”

Accolta la tesi del pg: cade una delle accuse di falso

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Roma. “Non vedevo l’ora che finisse, invece ci sarà una coda. Aspetterò ancora”. Così Marta Vincenzi, ex sindaco di Genova, ha commentato la sentenza della Cassazione.

La Corte di Cassazione ha deciso: sarà un nuovo processo di appello a rideterminare le pene per l’ex sindaco Marta Vincenzi e per gli altri imputati del processo per l’alluvione del 4 novembre 2011 in cui morirono nell’esondazione del torrente Fereggiano 6 donne di cui due bambine. Cade infatti una delle due accuse di falso, quella sul verbale con l’orario modificato, resta quella sulla presenza del volontario sul torrente e soprattutto le accuse di omicidio colposo plurimo e disastro colposo su cui tuttavia le pene dovranno essere rideterminate in quanto, dopo la caduta di una delle accuse di falso, occorre rideterminare l’elemento soggettivo rispetto ai colposi. Come dire, non è escluso che per l’ex sindaco, cosi come per tutti gli imputati, le pene scendano sotto il 4 anni, condizione consentirebbe a tutti di evitare il carcere.

“Anche questa volta – prosegue l’ex primo cittadino – avevo già la valigia pronta per andare in carcere. Adesso la disfo per un po’. Come ho sempre detto, anche se non condivido una sentenza questa deve essere applicata. Spero di non andare in carcere e che il ricalcolo serva a ricalcolare in modo più basso la condanna”.

“Siamo soddisfatti per questa decisione della Cassazione che ha cristallizzato e resa definitiva la responsabilità del sindaco Marta Vincenzi e degli altri imputati per le sei vittime dell’alluvione del 2011 a Genova” ha detto l’avvocato Emanuele Olcese, che rappresenta i familiari di una delle vittime, Serena Costa, la ragazza di 19 anni morta mentre andava a prendere il fratellino a scuola. Anche gli altri familiari delle vittime sono andati via dalla Cassazione senza proteste e accettando la decisione della suprema Corte. “Sono soddisfatto per il risultato processuale – commenta il collega Nicola Scodnik – mentre resta l’amarezza perché è stato definitivamente accertato che i nostri amministratori hanno tradito il loro compito istituzionale”.

L’avvocato di Marta Vincenzi Franco Coppi aveva chiesto l’assoluzione della ex sindaco – condannata a 5 anni proprio scaricando la responsabilità sul volontario: “Il piano di emergenza per Genova stabiliva la permanenza di un volontario sul punto critico poi colpito dall’esondazione – aveva detto Coppi – invece questo volontario dopo un primo controllo non è più tornato sul posto. E’ così saltata la rotella minima dell’ ingranaggio che tuttavia era la più importante e avrebbe consentito, se il Comune fosse stato avvisato in tempo, di ordinare ai presidi di non far uscire i bambini dalle scuole, bloccare il traffico delle auto e fare tutto quello che era stato predisposto dall’amministrazione comunale”. Per questo, per Coppi, “la sentenza di condanna nei confronti della ex sindaca deve esser annullata senza rinvio”.

La replica dei famigliari delle vittime a questa linea difensiva, la stessa che il professor Coppi aveva sostenuto in appello, era arrivata non appena i giudici si sono ritirati in camera di consiglio: “Non vogliamo difendere il volontario accusato di non aver vigilato bene durante l’allerta, ma vogliamo difendere la verità perché altrimenti si finisce per offendere le vittime: non è per l’assenza di una sola persona dal posto di guardia che a Genova è accaduto tutto quello che è accaduto durante l’alluvione del 2011, non è una sola vite che fa cadere tutto l’ingranaggio, ma è stato il sistema di prevenzione nel suo complesso che è stato carente” ha detto Marco Costa, il padre che ha perso la figlia Serena di 19 anni. Costa ha fatto presente che “da due giorni si sapeva che a Genova c’era l’allerta di livello 2, e sarebbe bastata una telefonata alle tre scuole dei quartieri Bisagno e Ferreggiano per dire ai presidi di non far uscire i bambini, così non ci sarebbe stata nessuna vittima”. Sono circa una decina i familiari delle vittime dell’ alluvione di Genova venuti in Cassazione nella seconda e conclusiva giornata di udienza del processo per le sei vittime travolte da acqua e fango la mattina del 4 novembre 2011. A difendere la famiglia Costa sono gli avvocati Emanuele Olcese e Stefania Pittaluga.

Il procuratore generale della Cassazione aveva chiesto un processo d’appello bis per tutti e sei gli imputati per rideterminare il “trattamento sanzionatorio”. Per l’accusa, in pratica, rimarrebbe confermata la responsabilità nel disastro e negli omicidi colposi nei confronti dell’ex sindaco di Genova per la quale la ‘colpevolezza’ “si cristallizza”. Per il pg, come aveva sottolineato nella sua requisitoria, sussiste solo un atto falso e non due e per questo si dovrebbe celebrare un processo di secondo grado bis per rideterminare la pena (che sarebbe a questo punto più bassa).

La sentenza di appello. Oltre all’ex sindaco Vincenzi, in appello erano stati condannati l’ex assessore comunale alla Protezione civile Francesco Scidone a 2 anni e 10 mesi (4 anni e nove mesi in primo grado) e il dirigente comunale Gianfranco Delponte a 2 anni e nove mesi (che in primo grado aveva avuto 4 anni e cinque mesi), mentre Pierpaolo Cha era passato a 4 anni e 4 mesi (un anno e quattro mesi in primo grado) e Sandro Gambelli a 2 anni e 10 mesi (un anno in primo grado) perche’ i giudici li ritennero responsabili anche dell’omicidio e del disastro colposo (mentre in primo grado erano stati assolti per quelle accuse ed erano rimaste solo quelle di falso). Condannato a otto mesi anche l’allora capo dei volontari Roberto Gabutti (era stato assolto in primo grado) per la creazione del falso verbale. Per Scidone e Delponte, i giudici di secondo grado avevano sbagliato il calcolo della pena (inferiore a quella che realmente volevano dare).