16enne cade in un tombino sfondato, la lettera di una mamma: "E se ci fosse finito mio figlio?" - Genova 24
Sfogo

16enne cade in un tombino sfondato, la lettera di una mamma: “E se ci fosse finito mio figlio?”

"Con questa lettera chiedo a chi di dovere di intervenire. Di controllare. Di verificare. Di aggiustare. Ma aggiustare e sistemare bene", scrive Ilaria Capurro

Tombino sfondato via Bertani

Genova. Giovedì a Genova il caso della ragazza di 16 anni finita in un tombino in via Bertani, nei pressi di una scuola e in pieno centro. Polemiche e rimpalli, che sicuramente non sono conclusi, sono iniziati da subito, soprattutto a livello politico. Qui, invece, il parere ironico ma non meno serio di una mamma genovese. Ilaria Capurro ci ha inviato una lettera che pubblichiamo integralmente.

“Essere Mamme è una roba enorme, spettacolare, meravigliosa e totalizzante.
Ma, nello stesso tempo non è per niente semplice.
Essere Mamme a Genova aumenta il livello di difficoltà.
Sì perché già da incinta è un delirio.
Se prendi l’autobus si sa, è già buono se al nono mese con pancia alla Galeazzi, qualche buon samaritano ti fa sedere.
Se no devi conquistarti il posto che manco Leonida quando nel famoso film urla “Questa è Spartaaaa”.
Se decidi di usare la macchina spendi quei 9 milioni di euro al giorno per parcheggiare .
Se decidi di andare a piedi sicuramente ne trarrai beneficio per la forma fisica ma vi ci voglio vedere al settimo/ottavo mese a farvi Carignano/Marassi a piedi con una panza da guinnes dopo 10 ore di lavoro.
Poi il bambino nasce ed è divertentissimo girare col passeggino nei marciapiedi di Genova.
In pratica è tutto uno slalom di cacche di cane, impennate per scavalcare le migliaia di mattonelle sconnesse o incastramenti nelle stesse mattonelle sconnesse (con annesse varie parolacce), sollevamento pesi per fare scale e scalette situate un po’ ovunque. Praticamente andare a far due passi col passeggino è meglio che fare 2 ore di palestra. Poi arriva il momento di rientrare a lavoro e trovare una sistemazione per il tuo Pupo. Nidi comunali ce ne sono veramente pochissimi ed entrarci è più difficile di vincere alla Lotteria di Capodanno. Così ti ritrovi a spendere quasi tutto il tuo stipendio per un nido privato che a volte pensi “Ma ha senso?”
Ma lo metti in conto quando decidi di avere un figlio in questa città”.

“Ci sei nata a Genova, lo sai che è tanto difficile quanto meravigliosa. Meravigliosa perché, si ti fai un gran mazzo, si non è una città per bambini, ma vuoi mettere poi arrivare in Corso Italia e far due passi li, magari a Febbraio ma con una giacca leggera? Vuoi mettere portare tuo figlio a Boccadasse a mangiare un gelato e poi a giocare sulla spiaggia? Vuoi mettere col caldo rifugiarti a Righi ? Vuoi mettere le gite con il Trenino di Casella?
Vuoi mettere andare a stendere sul terrazzo condominiale, lui che gira con il suo triciclo e tu che alzi lo sguardo e vedi quei tramonti tutti rossi, il mare, la lanterna, i traghetti e pensi “Sei sempre la più bella?”

“Insomma ci sono i pro e i contro. Come in ogni città che si rispetti. E io mi reputo molto fortunata perché dopo le varie prime difficoltà ora mio figlio è cresciuto, ha 3 anni e mezzo, e da Settembre va in una Scuola Materna Statale. Precisamente la Scuola Dell’Infanzia Bertani. Non è il massimo da fuori, l’edificio è bruttino, sembra cada a pezzi, ci sono varie scritte sul muro. Quando piove si forma una megapozzanghera davanti all’ingresso della scuola, cosa bellissima per i bimbi con gli stivali, un po’ meno per noi genitori. Ma una volta entrati si respira un’aria magica. Colori ovunque, laboratorio Montessori, risate di bambini, risate di Maestre. E le Maestre. Ah le Maestre sono veramente speciali. Amano il loro lavoro e si vede. Si sente. Hanno una pazienza con i nostri bambini infinita. Una fantasia ineguagliabile. Sono comprensive con i bimbi e con noi genitori ma nello stesso tempo ferme e severe dove serve. E anche il personale ATA è stupendo. Veramente. Mai avrei potuto scegliere posto migliore penso, anche se so che anche nelle altre Scuole Materne Statali la situazione è molto simile. Insomma, da Settembre mi son sentita davvero fortunata, contenta e tutelata forse, dallo Stato e dal mio Comune. Si la scuola esteticamente non è un carnevale di Rio ma svolge il suo lavoro egregiamente. E in modo sicuro. Quando mio figlio si trova li io sono serena”.

“Poi però Giovedì scorso è successa una cosa non grave ma gravissima. Una ragazza , per ripararsi dalla pioggia, si è posizionata sotto un cornicione dell’edificio scolastico. Tranquilla e sicura avrà pensato “Aspetto smetta un attimo e riparto”. Peccato che il tombino su cui si era posizionata non l’abbia pensata così. Il tombino direte voi? Si, il tombino. Perché caso vuole che questa povera ragazza fosse sopra ad un tombino. Che ha ceduto. E in un secondo si è ritrovata dentro a questo tombino. So che è pure finita all’ospedale questa ragazza, niente di mortale, ma sicuramente non è stata una giornata in spa. Ed è ancora andata bene perché poteva farsi molto più male di così”.

“Ecco, io una volta scoperta questa cosa ho avuto i vermi per giorni nello stomaco. Ma se in quel tombino ci fosse finito mio figlio, visto che ci passiamo vicino/sopra ogni santo giorno? Se ci fosse finito un compagno di mio figlio? Cosa sarebbe successo? Come minimo ossa rotte. Al peggio non voglio neanche pensarci. Ma un tombino può cedere così? Ma è normale una cosa del genere, soprattutto DAVANTI ad una Scuola Materna?”

Io sono veramente arrabbiata. E spaventata. Io come tutte le altre mie “colleghe” Mamme. E pure il personale scolastico. Quindi con questa lettera chiedo a chi di dovere di intervenire. Di controllare. Di verificare. Di aggiustare. Ma aggiustare e sistemare BENE. Non tappullare. Di fare in modo che queste cose non accadano, in tutta la città, ma SOPRATTUTTO in un luogo dove bazzicano bambini in continuazione. Perché Genova è una città difficile. E piena di problemi. Abbiamo già i ponti che ci crollano sotto il sedere. Ci manca solo che pure i tombini comincino a fare lo stesso. Noi Genovesi non ce lo meritiamo. Saluti. Una Genovese”.

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