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Qui!Group, domani la protesta davanti al Moody. La Filcams: “Dalle istituzioni solo chiacchiere”

Oltre 450 senza lavoro, in molti ancora senza ammortizzatori. Carmassi: "Comune e Regione non hanno nemmeno attivato un tavolo tecnico"

Genova. Circa 450 lavoratori lasciati a casa che da settembre non hanno più ricevuto lo stipendio e per molti ancora a causa di disguidi burocratici legati al fallimento, ancora non sono arrivati nemmeno di ammortizzatori sociali. Gli ultimi, poco più di una cinquantina, sono i dipendenti del Moody e della Pasticceria Svizzera, chiusi dal 1 marzo dopo il decreto di fallimento pronunciato dal tribunale di Genova su istanza presentata dal stessa proprietà.

Numeri drammatici dietri ai quali ci celano persone e famiglie, magari mono reddito che un reddito però non ce lo hanno più. Per questo domani i lavoratori della Qui! Group saranno in piazza a partire dalle 12 davanti alle saracinesche abbassate del Moody in via XII ottobre. “E’ uno sciopero di solidarietà tra tutti i lavoratori del gruppo” spiega Marco Carmassi, segretario Filcams Cgil. “Noi come sindacati chiediamo immediatamente un incontro con la curatela anche sulla vicenda Moody perché non vogliamo si ripetano i problemi che già hanno avuto gli altri ex dipendenti e soprattutto crediamo che il locale vada venduto per provare a recuperare un po’ di posti di lavoro”.

Su Moody e pasticceria svizzera pesano debiti intorno ai 7 milioni di euro che si sommano ai circa 300 di Qui!Ticket e Qui! service, una voragine debitoria che ha portato immediatamente a un’inchiesta tuttora in corso da parte della procura di Genova ma che al momento ha come vittime i soli ex dipendenti. Il Moody in particolare ha ‘pagato’ anche i ticket: è stato ultimo a continuare a incassarli quando a Genova non li voleva più nessuno e anche per il locale quei foglietti colorati sono diventati carta straccia.

Oltre alla rabbia nei confronti della proprietà sindacati e lavoratori chiedono risposte anche alle istituzioni: “Siamo molto arrabbiati – dice Carmassi – perché Comune e Regione hanno fatto chiacchiere ma non hanno mai attivato un tavolo tecnico sulla crisi del commercio per dirci per esempio quante persone hanno perso il lavoro e quante sono state ricollocate. Da Rinascente al mercatone uno al Moody ai tanti piccoli esercizi: sono dieci anni di crisi e migliaia di posti di lavoro persi e in questo anche le istituzioni hanno le loro responsabilità”.