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Inchiostro pesante

Ponte Morandi e quella concessione ad Autostrade “extraordinary favorable” in prima pagina sul New York Times

Un articolo del Pulitzer per il giornalismo divulgativo David Segal e di Gaia Pianigiani parlano (anche) dell'effetto mediatico del disastro sulla famiglia Benetton

Genova. Chissà se è un caso che quel Marco Ponti, docente del Politecnico di Milano e chiamato dal governo ad effettuare l’analisi costi benefici sulla Tav compaia oggi sulla prima pagina di quello che è forse il più importante quotidiano del mondo – il New York Times – ma non per la vicenda dell’alta velocità bensì per quella del crollo di ponte Morandi.

Ponti è citato più volte dai due giornalisti che hanno realizzato l’articolo, David Segal (già pulitzer per il giornalismo divulgativo) e Gaia Pianigiani, come colui che più volte sottolineò i due vulnus che riguardavano Autostrade e la loro gestione della rete stradale in Italia: la mancanza di supervisione anche in termini di manutenzioni e gli alti profitti derivati da una concessione fino al 2038 “extraordinary favorable” per la società del gruppo Benetton.

Non solo, soprattutto il titolo dell’articolo, che ricorda come il crollo di ponte Morandi abbia provocato la morte di 43 persone e abbia fatto scattare un’inchiesta che ha per ora una ventina di indagati, parla dell’effetto mediatico negativo che la vicenda ha avuto sulla famiglia Benetton anche in quanto brand di successo in altri ambiti, a partire da quello della moda.

L’articolo sembra in parte un assist a chi parla di modificare il sistema delle concessioni in Italia (il Movimento 5 Stelle, ma non solo): “Il caso Morandi porta alla luce quello che i critici definiscono un profondo fallimento sistemico della privatizzazione delle sue strade da parte dello Stato. Autostrade ha raccolto enormi profitti e acquisito un potere così forte che lo Stato è di fatto considerato al massimo come una sorta di regolatore passivo”. In un altro passaggio si legge: “Non ci sono evidenze che i risultati delle ispezioni sul ponte siano stati alterati o manipolati, ma di fatto Autostrade regola se stessa, perché anche la società che effettua i controlli di sicurezza è controllata dalla holding Atlantia”. Il riferimento è a Spea.