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Ponte Morandi, dubbi sulla demolizione della parte est: l’ipotesi taglio e smontaggio non è più un tabù

Anche se la presenza di uomini e mezzi sul moncone è considerata un rischio troppo alto, gli addetti ai lavori dovranno ipotizzare un'alternativa all'esplosivo

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Genova. Nelle ultime ore, o meglio, da quando la presenza di amianto – anche se in percentuali infinitesimali – nella struttura di ponte Morandi è diventata un problema, a più di un addetto ai lavori è venuto in mente chi è sceso dalla barca prima che il mare diventasse agitato, ovvero Vernazza Srl.

L’azienda ligure, nata nel 1946 e che ha iniziato il 2019 cercando 30 nuovi gruisti, è uscita dall’ati dei demolitori, ricorderete, durante la fase di discussione del “contratto unico”. La versione ufficiale su quella decisione non è mai arrivata ma era chiaro che a preoccupare la società, grande ma non gigantesca, fosse il rischio di penali elevatissime nel caso i lavori avessero subito ritardi inattesi.

Dopo la decisione della struttura commissariale, su indicazione della commissione esplosivi, di rinunciare all’uso della dinamite per la pila 8, sul moncone ovest, con tempi che inevitabilmente si allungano, l’interrogativo che si apre riguarda le pile 10 e 11. Il sindaco Marco Bucci ha dichiarato più volte che non esistono alternative alla demolizione con esplosivo per quelle strutture, fragili e in equilibrio precario. Ma forse proprio chi è uscito dai giochi aveva provato a far capire a tutti gli altri che si sarebbe dovuta prendere in considerazione una tecnica di taglio anche per il moncone est. E che i tempi avrebbero potuto cambiare.

Per adesso il problema delle penali non si pone: scatteranno quando si sforeranno i tempi rispetto alle macrofasi di cantiere. I costruttori devono iniziare a porre le basi per le fondamenta del nuovo viadotto entro il 31 marzo e i demolitori possono nel frattempo procedere allo smantellamento, ma ci sarà un momento in cui le due operazioni si sovrapporranno.

Nelle prossime riunioni tecniche non è escluso che l’ipotesi taglio e smontaggio possa tornare in auge anche per la parte est del ponte. E non è escluso che anche se Fagioli e Omini – ma soprattutto Fagioli – dispongono di mezzi adatti per quel tipo di operazioni, non possano tornare in campo anche le gialle maxigru di Vernazza. Tuttavia l’opzione di un’esplosione controllata resta preferenziale visto che anche con lo smontaggio potrebbero essere liberati polveri e fibre di amianto. Inoltre la permanenza sopra il moncone di uomini e mezzi è considerata un rischio troppo pesante.