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Minicuci: “Io, ho insegnato al sindaco le leggi dello stato e il dialetto calabrese”. Il segretario generale del Comune va in pensione

Ma resta a titolo gratuito per un anno come direttore generale. Obbiettivi: velocizzare i processi e attrarre start up

Genova. “Le nostre giornate iniziano alle 7e30 di ogni mattino, io insegno al sindaco un proverbio calabrese, dopodiché si inizia a lavorare”. Svelando questo gustoso dietro le quinte, a nove mesi dall’inizio del suo incarico, Antonino Minicuci ha lasciato oggi il posto di segretario generale del Comune di Genova, ma diventa direttore generale dell’ente, ruolo che rivestirà a titolo gratuito per la durata di un anno, nel rispetto della legge Madia. Il passaggio è stato obbligato poiché Minicuci ha raggiunto i limiti di età per la pensione. Minicuci aveva preso il posto di Luca Uguccioni, che aveva lasciato Genova anche in aperto scontro con il primo cittadino.

Il sindaco Marco Bucci durante la seduta di oggi del consiglio comunale ha ringraziato Minicuci per il servizio svolto e per aver accettato la proposta di rimanere come direttore generale: “Per me è stato come un fratello maggiore – ha detto Bucci – mi ha insegnato molte leggi e regolamenti e sono certo continuerà a farlo”. Il Comune dovrà ora lanciare un nuovo bando per assegnare l’incarico.

“Proseguirò il mio lavoro di attuazione del programma del sindaco in una macchina complessa come il Comune di Genova, con i suoi 10 mila dipendenti tra diretti e partecipate – ha spiegato Antonino Minicuci, che ha iniziato la sua carriera nel 1979 nel comune di Angolo Terme, nel bresciano – in particolare puntiamo alla velocizzazione dei processi nella pubblica amministrazione, per cui abbiamo attivato un tavolo presso la presidenza del consiglio dei ministri”.

Tra gli obbiettivi che il dirigente pubblico ha posto all’amministrazione, il dimezzamento dei tempi per li rilasci delle concessioni edilizie e l’attrazione entro agosto, a Genova, di almeno 6 start up da 1 milione di euro di fatturato. “Il rapporto con Bucci non è mai stato né idilliaco né semplice e ci sono stati scontri anche feroci – afferma il neo direttore generale di Tursi – ma su un piano di confronto sempre costruttivo e di crescita reciproca”.