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La lupa ferita migliora, ma sarà operata: rischia paralisi zampe posteriori fotogallery

Dai soccorritori è stata ribattezzata Zena. Probabilmente è stata coinvolta di un incidente stradale

Genova. Piccoli segnali di miglioramento per la giovane lupacchiotta soccorsa ieri dal Cras (Centro Recupero Animali Selvatici) Enpa di Campomorone e dagli uomini della vigilanza faunistica regionale a Gorreto nell’alveo del fiume Trebbia.

Zena, così è stata chiamata dai volontari della Protezione Animali, mangia in autonomia e inizia a fare qualche piccolo movimento, ma – avverte Massimo Pigoni, responsabile del Centro Enpa di Campomorone – non è ancora fuori pericolo. Gli accertamenti veterinari hanno infatti evidenziato la lussazione non completa di una vertebra e una lesione al midollo spinale.

Non è ancora chiaro cosa o chi abbia ridotto la lupacchiotta in quelle condizioni. Secondo i volontari dell’Enpa è possibile che l’animale sia stato coinvolto in un incidente stradale, tuttavia alcune lesioni risalgono già ad alcuni giorni. Quel che è certo è che Zena sarà operata lunedì in una clinica di Lodi, tuttavia, anche in caso di esito positivo, potrebbe non riprendere l’uso delle zampe posteriori.

«Insomma – spiega Massimo Pigoni – il rischio che possa restare paralizzata al treno posteriore c’è ed è concreto. Zena sarà seguita dal Centro del Monte Adone che provvederà anche al post-operatorio e alla riabilitazione. Infatti il nostro Cras non è attrezzato per situazioni così complesse e delicate, ed è per questo che abbiamo affidato la lupacchiotta a Monte Adone».

Infatti, nonostante Zena sia stata trovata e soccorsa in Liguria, i volontari Enpa hanno dovuto fare una vera corsa contro il tempo per portarla in una struttura specializzata al di fuori dei confini regionali. Due ore di macchina per coprire i 120 chilometri che separano Gorreto e Lodi. «Con l’occasione – aggiunge Pigoni – lancio un appello alle istituzioni e ai nostri sostenitori. A loro chiedo di aiutarci ad implementare la struttura di Campomorone e permetterci così di curare al meglio gli animali. Ma, soprattutto, di salvare delle vite»