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Furbetti esami San Martino, Alisa fa partire inchiesta interna. Ucci: “Aggiornato sistema di sicurezza”. Da lunedì i primi avvisi di conclusione indagini

Tra i provvedimenti adottati anche abbinamento telematico dell'esame al ticket

Genova. Sono circa 600 i dipendenti del Policlinico San Martino di Genova, pari al 12% del totale, rimasti coinvolti nell’inchiesta della procura di Genova sugli esami fatti fare senza pagamento del ticket a amici e parenti presso l’ospedale Policlinico San Martino.

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Parallelamente all’inchiesta è già stata attivata “la commissione d’inchiesta interna sotto la presidenza dell’azienda sanitaria Alisa per verificare se dopo il 2015 si siano verificati altri casi.

“Confido che nei casi in esame non ci sia il dolo”, ha detto Giovanni Ucci, direttore generale del Policlinico, a margine della conferenza stampa del governatore Toti e dell’assessore regionale alla sanità Sonia Viale sul caso delle 2300 persone rimaste coinvolte nell’indagine della magistratura genovese su esami fatti fare a parenti e amici senza corresponsione del ticket.

“I dipendenti del San Martino li conosco – ha sottolineato – sono generalmente persone che lavorano per il bene del paziente. In molti casi penso che si tratti di malintesi. Non farei di tutta l’erba un fascio”. E’ vero che si tratta del 12% dei dipendenti, ha detto Ucci “ma intanto abbiamo avviato una serie di azioni per informarli che alcune cose che si potrebbero pensare banali in realtà sono un danno erariale e quindi non si possono fare. Inoltre abbiamo aggiornato i sistemi di sicurezza informatica e avviato il cross control anti truffa ma penso che la maggior parte dei dipendenti sia in buona fede”. Tra i provvedimenti adottati nelle scorse settimane, ha aggiunto il direttore generale del Policlinico, “l’abbinamento telematico dell’esame al ticket – ha detto Ucci – quindi l’esame non si può fare se non è stato incassato il ticket”.

I carabinieri dei Nas di Genova, intanto, inizieranno lunedì a notificare gli avvisi di conclusione indagine ai circa 600 dipendenti dell’ospedale San Martino di Genova indagati perché avrebbero evitato a amici e parenti, ma anche a loro stessi, di pagare il ticket delle analisi di laboratorio.

Dopo le notifiche, gli indagati (in totale 2.300) potranno chiedere al pubblico ministero Cristina Camaiori di essere interrogati e chiarire la loro posizione. In alcuni casi, hanno accertato i carabinieri, i pazienti avrebbero evitato di pagare cifre irrisorie: da 6 a 36 euro. Lo stratagemma usato era quello di fare figurare come ricoverati i pazienti a cui fare le analisi. Il dipendente accedeva al sistema informatico e inseriva i dati dell’amico o del parente.